Misure Bce, applausi per le mosse di Draghi. Con qualche critica: “Doveva tagliare di più”

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di Stefano Fossati 13 Settembre 2019 | 12:00
Analisti e responsabili d’investimento (quasi) unanimi nel commentare positivamente le misure annunciate ieri dalla Bce per portare avanti la politica di sostegno dell’economia dell’Eurozona. Anche se non manca qualche critica.
Secondo Andrew Wilson, Ceo per l’area Emea e Global Head of Fixed Income di Goldman Sachs Asset Management, “un taglio dei tassi più contenuto del previsto e una portata degli acquisiti mensili inferiore alle previsioni sono stati in qualche modo controbilanciati dal rafforzamento della forward guidance e dall’indeterminatezza della ripresa del quantitative easing. Guardando avanti, pensiamo che l’introduzione di un sistema a due livelli (tiering) per le riserve bancarie soggette a un tasso negativo di deposito possa consentire altre riduzioni dei tassi nel caso in cui l’inflazione, e soprattutto le aspettative di inflazione, rimangano basse. Infatti, il presidente uscente Mario Draghi ha sottolineato che un ‘riancoraggio’ inferiore delle aspettative di inflazione a livelli non coerenti con il target di inflazione delle banche centrali ha ispirato il pacchetto di easing di oggi. Detto questo, Draghi ha chiarito che i policymaker non hanno considerato la possibilità di un disancoraggio delle prospettive di inflazione”.
“Nonostante le attese di interventi fossero notevoli, Draghi è riuscito a sorprendere positivamente inventando una soluzione che accontenta i falchi senza deludere le colombe”, dice Marco Vailati, Responsabile Ricerca Investimenti di Cassa Lombarda, spiegando che, rispetto alle attese sul riavvio del Qe, “l’invenzione di Draghi è stata quella di fissare un importo medio-basso rispetto alle attese (20 miliardi al mese) per accontentare i falchi, ma di introdurre il concetto di scadenza aperta per accontentare le colombe e mostrarsi al mercato pronto a fare ‘whatever it takes’ per raggiungere lo scopo di alzare l’inflazione e sostenere l’economia”.
Per Vincenzo Longo, Market Strategist di Ig, Draghi “sorprende tutti, o quasi”: “La vera novità riguarda la ripartenza del Quantitative Easing da 20 miliardi di euro al mese a partire dal primo novembre. Era l’unica misura su cui non vi era un pieno consenso del mercato e, a quanto pare, anche all’interno della Bce, anche se è stata raggiunta un’ampia maggioranza, ha poi precisato Draghi”. E conclude: “In generale, non abbiamo ragione di dubitare sulla bontà delle misure odierne, pertanto crediamo che queste siano tali da liberare ulteriori acquisti sui mercati fino a fine mese. Continuiamo pertanto ad essere rialzisti sull’equity europeo e americano fino a fine mese”.
“Dato che la crescita langue e l’inflazione rimane bassa, credo che un allentamento sia giusto”, commenta Ken Orchard, gestore del fondo T. Rowe Price Funds Sicav – Diversified Income Bond di T. Rowe Price; “Tuttavia, la Bce ha un margine di manovra molto limitato. La sua stessa analisi suggerisce che un taglio troppo elevato potrebbe avere un impatto molto negativo sulle banche. Negli ultimi sei mesi i mercati sembrano averlo dimenticato, dato che sono diventati molto più favorevoli all’idea di un allentamento. D’altra parte, non credo che la visione della Bce su questo argomento sia cambiata: è consapevole di avere uno spazio di manovra molto ristretto”.
“La Bce ha deciso di agire con forza. Il messaggio più importante a nostro avviso è stata la chiara forward guidance secondo cui Francoforte aiuterà l’economia ‘per tutto il tempo necessario’: un forte impegno da parte della banca centrale che dovrebbe alimentare ulteriormente la recente ripresa dei mercati”, si legge in una nota del Cross Asset Solutions (Cas) team di Unigestion.
Fra le poche voci parzialmente critiche, quella di Paul Diggle, Senior Economist di Aberdeen Standard Investments, secondo il quale “la Bce dovrà fare di più in futuro, anche attraverso tagli ancora più marcati dei tassi di interesse”.
Da parte sua Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist di Schroders, sul nuovo programma di Quantitative easing osserva che “la promessa di mantenere gli acquisti attivi finché i tassi di interesse non verranno alzati di nuovo (invece che indicare un limite temporale) rappresenta una mossa più generosa di quanto i mercati non si aspettassero. Secondo le aspettative dei mercati monetari in riferimento al prossimo rialzo dei tassi di interesse, ciò significa che il Qe dovrebbe durare fino al 2026!”. Per Zangana, “Draghi sarà sempre ricordato per aver fatto ‘tutto il necessario’ per salvare l’euro durante la crisi del debito sovrano e per aver introdotto le politiche monetarie non convenzionali alla Bce, quando molti pensavano che non sarebbero state politicamente tollerate. Tuttavia, sarà anche ricordato dagli investitori e dai risparmiatori per non essere riuscito ad alzare i tassi durante il proprio mandato. Si vedrà se il nuovo Presidente Christine Lagarde se la caverà meglio da questo punto di vista. In ogni caso, una cosa è certa: la strada verso politiche monetarie più accomodanti è stata spianata e verrà percorsa per un certo periodo”.
E Tim Graf, responsabile macro strategy per l’area Emea di State Street, sottolinea che “a questo punto è difficile che i prossimi sei mesi siano caratterizzati da innovazioni in ambito di politica monetaria, ma verosimilmente ciò non spingerà gli investimenti nell’euro né il sell-off nei titoli di stato europei. In un contesto politico così accomodante, è molto probabile che i recenti trend al ribasso registrati dalla valuta e dai rendimenti continuino”.

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