Petrolio, fiammata in scia agli attacchi yemeniti alle raffinerie saudite

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di Gianluigi Raimondi 16 Settembre 2019 | 10:00

I future sul petrolio Wti e Brent sono tornati letteralmente a infiammarsi con rialzi rispettivamente nell’ordine di quasi il +9% e il +10% che hanno riportato le quotazioni a 59,65 e 65,50 dollari per barile, dopo gli attacchi con i droni a due maxi raffinerie saudite rivendicati dai ribelli yemeniti. Un attentato che ha allarmano il mercato mondiale del greggio e aumentano le tensioni nel Golfo tra Teheran da un lato e Arabia Saudita e Usa in concomitanza di un possibile storico incontro fra Donald Trump e il presidente iraniano Hassan Rohani all’Onu.

L’International Energy Agency (Iea) ha di recente pubblicato il suo rapporto mensile mettendo in risalto i rischi di un surplus di offerta sul mercato petrolifero a causa della crescita della produzione nei paesi non-Opec.

Grazie agli incrementi produttivi negli Usa, Norvegia e Brasile, l’Iea si attende una crescita dei volumi nei paesi non-Opec di 1,9 mbbl/g nel 2019 e 2,3 mbbl/g nel 2020. Un eccesso produttivo che potrebbe generare pressioni sui prezzi se non ci fosse alcuna azione da parte dei paesi del Opec+. Per riequilibrare il mercato l’Opec dovrebbe produrre 28,3 mbbl/g nel primo semestre del prossimo anno, ovvero 1,4 mbbl/g al di sotto della produzione registrata lo scorso agosto.

Nel frattempo, le previsioni di crescita della domanda globale di petrolio per il 2019 e il 2020 sono state confermate rispettivamente a +1,1 mbbl/d e +1,3 mbbl/d. Le scorte commerciali nell’area Ocse sono praticamente invariate in termini di giorni di domanda a 60,5 giorni, un giorno sotto la media storica. L’Iea prevede quindi uno scenario più difficile dal lato dell’offerta nel primo semestre 2020.

Gli analisti di Equita, tuttavia, ritengono che il mercato petrolifero sia più a rischio sul lato della domanda in cui la previsione di crescita da +1,3 mbbl/g nel 2020 sembra essere “ottimista”. Le stime per l’offerta negli Stati Uniti e in Norvegia sono generalmente volatili e dipendono infatti, a detta della Sim milanese, anche dal prezzo del petrolio. Inoltre, i problemi di approvvigionamento in alcuni paesi (Libia, Nigeria, Venezuela) potrebbero cambiare improvvisamente il quadro. Per cui sul lato dell’offerta le previsioni potrebbero subire dei cambiamenti repentini.

In questo scenario il ministro dell’energia saudita ha dichiarato che ulteriori tagli potrebbero essere discussi al prossimo monitoring meeting dell’Opec il 5 dicembre a Vienna.

Il petrolio Wti

Il petrolio Brent

I target di Equita sul petrolio Brent

2019: 65 dollari per barile; 2020: 75 dollari.

L’ipotesi per prossimo anno, fanno notare da Equita, si basa su una crescita del Pil globale in un trend medio che potrebbe essere a rischio dato il quadro economico.

I titoli petroliferi

All’interno del settore, i titoli preferiti Equita sono Eni e Repsol, tra le società integrate, Saipem nel settore servizi e Saras nel middownstream.

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