Solidità canadese

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di Redazione 9 Ottobre 2009 | 07:14
Buon giorno e buon venerdì. Forse sta diventando un clichè ma lo ripetiamo: thank God it’s Friday.

 Settimana di record, di sorprese e di coraggio, quella che si chiude oggi e quindi partiamo, per una volta, facendo una panoramica internazionale per poi soffermarci sulle “solite” vicende made-in-USA.

Partiamo oggi dal Canada: il settore bancario canadese infatti è in cima alla lista dei 133 paesi analizzati dal World Economic Forum per solidità del sistema bancario (gli USA occupano la posizione 108). Se la crisi da cui stiamo uscendo è partito dal mondo della finanza, ecco che il Canada invia un messaggio importante agli investitori: noi siamo solidi.

A quanto pare, la Royal Bank of Canada (la più grande banca del Canada) e la CIBC (la banca che ha intrapreso più rischi nel settore Subprime) sono l’emblema del settore bancario canadese e dimostrano di essere molto più prudenti e con un risk management molto più consono rispetto ai fratellastri americani.

Altra notizia degna di nota è il mantenimento dei tassi di interesse al 2% nella Korea del Sud, la cui banca centrale enfatizza una lieve ripresa dei consumi privati e dei prestiti. Torniamo ora ad analizzare il nuovo intervento di Bernanke che, durante la notte, ha riportato momentaneamente il green back in salute sulla base della sua “promessa” di rialzare i tassi nel momento in cui l’economia americana riprenderà vigore (ma si può essere più banali?).

Il mercato ha comunque apprezzato lo sforzo, anche se la politica monetaria – secondo i dati storici – per gli USA sarà comunque accomodante fin quando i tassi rimarranno sotto il 5-6% (livello adeguato per tenere a bada l’inflazione generata dagli avidi spendaccioni statunitensi).

Comunque, l’Oro è sceso sotto $1050 e il petrolio pure sembra aver perso un po’ di smalto: il mercato sembra un attimino più rilassato rispetto a ieri. Prima di passare all’analisi tecnica accenniamo al nuovo “nulla di fatto” della BCE nel meeting di ieri (incontro avvenuto in quel di Venezia, per un meeting in stile neo-classico).

Tassi invariati all’1% e dichiarazioni tiepide che enfatizzano soprattutto la disparità nel recupero che stanno provando i paesi dell’eurozona. Secondo il nostro modesto parere, la BCE vuole evitare qualsiasi forma di speculazione su exit strategy o su rialzi dei tassi in Europa rimanendo per questo molto velato nelle dichiarazioni (anche questo è una forma di ancoraggio delle aspettative inflazionistiche).

Passiamo quindi all’analisi tecnica. E’ quasi riuscito ieri il test del massimo precedente indicato più e più volte… ovviamente stiamo parlando dell’eurodollaro!

UsdJpy – grafico 240 min

Il massimo di 1.4818 in serata si è fermato solamente a 20 punti dal quel famoso 1.4840 che ha continuato ad attirare il cambio dalla fine di settembre. L’evoluzione per i prossimi giorni indica ancora una tendenza rialzista che potrebbe non esaurirsi al massimo di 1.4840, ma anzi in area 1.49, oltre il quale crediamo siano posizionati tutti gli ordini di stop di posizioni lunghe di dollaro.

Più nel breve possiamo suggerire di prestare particolare attenzione al supporto di 1.4650/70, per eventuali posizionamenti di lungo periodo a favore della moneta unica.
Il cambio dollaro yen, nonostante l’ottima correzione di 100 punti da ieri, appare ancora pesantemente confinato all’interno di una tendenza ribassista. Un grafico a 240 minuti aiuta a comprendere come sia di particolare importanza la resistenza di 89.95, livello a cui transitano sia la trendline superiore del canale ribassista sia la media mobile di lungo, a 100 periodi esponenziale. Chiaramente un superamento di questo livello dovrebbe far valutare l’intervento su posizioni a favore dello yen. Indichiamo ancora una volta l’aera di 87 come livello di arrivo di questo movimento.

Con un occhio sempre puntato ai movimenti dei due cambi precedenti, notiamo per l’EurJpy un livello di resistenza decisa nei pressi di 131.90. Una risalita del cambio oltre questo livello aprirebbe la strada al ritorno del cambio a 135.50, livello massimo da metà agosto.

Continua la rincorsa del dollaro australiano. Oramai archiviato il superamento della resistenza a 0.88, il cambio si trova sui massimi da agosto 2008, con parecchio spazio libero per un’ulteriore salita. Mantenendo a mente il livello di supporto di 0.8860, crediamo ci si possa ritrovare a breve nei pressi di 0.9120.

Anche nei confronti della moneta unica ritroviamo una grande forza di “Australia”: siamo sui minimi del cambio da luglio 2008, con un supporto nell’immediato a 1.62 figura.

La tendenza ribassista è molto forte e per ritrovare un livello di resistenza bisogna risalire di 200 punti dai livelli attuali, precisamente in area 1.65 figura.

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