La misura in tutte le cose

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di Gianluigi Raimondi 17 Settembre 2019 | 13:30

A cura di Olivier de Berranger, Chief Investment Officer de La Financière de l’Echiquier

Conservato sotto una triplice campana di vetro presso l’Ufficio Internazionale dei pesi e delle misure nel Parco di Saint-Cloud, a Parigi, un cilindretto di platino-iridio appena più grande di una prugna definiva fino alla primavera scorsa la misura internazionale del chilogrammo.

Fabbricato nel 1889, il PIK (Prototipo Internazionale del Chilogrammo), soprannominato “grand Kilo” in Francia, era uno degli ultimi oggetti materiali a definire un’unità di misura. In una delle sue rarissime uscite (appena tre dal 19° secolo), è stata riscontrata un’infima variazione di massa rispetto agli altri sei campioni di riferimento ritenuti identici. La sorte del “grand Kilo” è risultata segnata. Da maggio scorso, la comunità scientifica internazionale ha adottato una definizione del chilogrammo fondata sulla costante di Planck (indicata con “h” minuscola), una costante della meccanica quantistica di diabolica precisione.

Se l’esattezza è un pilastro naturale della metrologia e della scienza, i dati economici e finanziari sfiorano davvero raramente un simile grado di precisione. Eppure, qualche sorpresa, al rialzo o al ribasso, nella pubblicazione di un dato economico può bastare per generare nei mercati finanziari movimenti in grado di creare o distruggere centinaia di miliardi di dollari.

La pubblicazione dei dati sulla crescita economica tedesca in calo dello 0,1% nel secondo trimestre 2019 giustificherebbe la messa in discussione di un modello tedesco ritenuto “allo stremo”. La Germania, terzo esportatore mondiale, è sicuramente una vittima palese della guerra commerciale condotta dall’amministrazione americana, ma se la pubblicazione dei dati sul PIL del terzo trimestre risulterà ancora una volta negativa, la Germania (con un tasso di disoccupazione del 5% e un avanzo di bilancio di 45 miliardi di euro nel primo semestre 2019) sarà ufficialmente in recessione tecnica. Allo stesso tempo, la revisione della crescita francese per il secondo trimestre da un iniziale 0,2% allo 0,3% ha permesso ai commentatori di rallegrarsi per la bella sorpresa…

Tuttavia, se i principi contabili e le normative offrono sicurezza all’investitore, fidarsi unicamente delle pubblicazioni aziendali può essere fuorviante. A parte le frodi contabili di cui è costellata la storia finanziaria, la focalizzazione del mercato sui dati pubblicati dalle imprese è talvolta esagerata. Gli esempi non mancano.

Appena un anno fa, Sartorius AG, holding di Sartorius Strdim Biotech, società specializzata tra le varie cose in strumentazioni di misura e pesatura (quando si dice coincidenza!) per l’industria farmaceutica e le biotech, pubblicava previsioni leggermente al ribasso per la fine dell’anno: la sanzione fu immediata, il titolo perse oltre il 30%, trascinando nella sua caduta anche la controllata francese. Oggi entrambe le società si sono apprezzate del 60% da inizio anno, correggendo l’eccesso di pessimismo provocato da pochi decimali.

Al di là delle cifre, la conoscenza approfondita delle società, dei loro mercati e clienti e gli incontri con il management si confermano tappe essenziali del nostro processo di gestione e della costruzione dei nostri portafogli. Per parafrasare un’(altra) celebre formula, i dati sono eccellenti servitori ma talvolta cattivi padroni…

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