Outlook: dopo la Bce tocca alla Fed. Atteso un taglio di 25 punti del costo del denaro

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Avatar di Stefano Fossati 17 Settembre 2019 | 12:00

A cura dell’Advisory di Cassa Lombarda

La settimana è stata caratterizzata dalla riunione Bce, la penultima a guida Draghi. L’istituto con decisione unanime su alcuni aspetti, ma solo a larga maggioranza su altri, ha mantenuto invariati i tassi di rifinanziamento principale e marginale a 0% e 0,25% mentre ha tagliato quello sui depositi a -0,50% da -0,40% e introdotto un sistema a due livelli per i tassi sulle riserve in modo da esentare dai tassi negativi una parte della liquidità depositata dalle banche in Bce. Il board ha assicurato che i tassi resteranno ai livelli attuali o inferiori fino a quando le aspettative di inflazione e le dinamiche sottostanti non convergeranno in modo robusto ad un livello sufficientemente vicino anche se inferiore al 2%. E’ stato reintrodotto il Qe da 20 miliardi di euro mensili, senza scadenza predefinita, e modificate le condizioni del Tltro allungando da 2 a 3 anni la scadenza e abbassando il tasso. Sulla reintroduzione del Qe si è registrata la spaccatura in seno al board con svariati banchieri centrali contrari all’iniziativa. Il Presidente della Bundesbank Wiedmann ha criticato le mosse di politica monetaria di settimana scorsa della Bce ritenendole eccessive. In particolar modo per Weidmann con il Qe si rischia nuovamente di “mettere in discussione” i confini tra politica monetaria e fiscale. In Eurozona la fiducia degli investitori a settembre ha interrotto la discesa che l’aveva portata sui minimi dell’autunno 2014 mentre si è confermata debole la produzione industriale nello scorso mese di luglio. La guerra commerciale ha penalizzato la Germania, dipendente dalle esportazioni, la quale, secondo l’ultimo rapporto dell’Ifo, dovrebbe entrare in recessione nel terzo trimestre.

Obbligazioni

Settimana volatile ma senza direzione per il rendimento del Btp decennale che staziona in area 0,9% dopo aver toccato il minimo storico a 0,76% subito dopo l’annuncio della Bce sul nuovo piano di stimolo monetario di cui ha beneficiato la parte lunga della curva con i titoli benchmark con scadenza superiore al decennio che hanno guadagnato terreno. Il Tesoro ha collocato 6,5 miliardi di euro di Bot annuali ad un rendimento del -0,226%, in calo di 33 centesimi rispetto all’asta del mese precedente, tornando su livelli che non si vedevano da maggio 2018. Quotazioni dei Treasuries Usa in calo, e rendimenti in salita, in scia alle rinnovate speranze per un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina. Il rendimento del Treasury decennale è salito di oltre 30 bps nell’ottava tornando in area 1,9%.

Azioni

Il ridimensionarsi delle tensioni sulle questioni commerciali Usa-Cina ha sostenuto i listini internazionali e la propensione al rischio degli investitori. La Cina ha tolto i dazi sull’importazione di 16 tipi di prodotti statunitensi in vista della ripresa delle trattative commerciali tra i due Paesi in ottobre, e in cambio il Presidente Trump ha rinviato l’aumento dei dazi su 250 miliardi di dollari di merci cinesi per due settimana come “gesto di buona volontà”.

Valute e materie prime

L’euro, nonostante dei picchi di volatilità nell’immediato post Bce, non ha registrato movimenti significativi rimanendo in uno stretto trading range in area 1,1050. La sterlina inglese ha continuato nel suo trend di rafforzamento spinta dalla seconda bocciatura incassata dalla proposta del Premier Boris Johnson per la convocazione di elezioni anticipate. Questo step allontana per il momento il rischio di una “Hard Brexit” nonostante le ultime affermazioni del Premier Johnson il quale ha affermato che “Londra uscirà dalla Ue come farebbe Hulk che più si arrabbia più diventa forte”. Metalli preziosi in spolvero, con il palladio che ha aggiornato i record storici, dopo le decisioni della Bce. I tassi bassi, o negativi come in Eurozona, spingono gli asset senza rendimento implicito come i metalli preziosi.

Outlook

Questa settimana l’attenzione degli investitori sarà focalizzata sulle decisioni di mercoledì della Fed, e di giovedì di Bank of England e Bank of Japan. Oltreoceano ci si aspetta un taglio di almeno 25 punti base per il costo del denaro, attualmente nel range 2%-2,25%, e la conferma da parte dell’istituto che quello in atto è un aggiustamento di “metà ciclo” non il tentativo di evitare una recessione. Non ci aspetta una modifica nella politica monetaria da parte delle due altre banche centrali, specie da parte della BoE con l’inflazione che si attesta intorno ai livelli obiettivo e in attesa di conoscere le modalità della Brexit. Martedì verrà pubblicato l’indice sulla fiducia nelle prospettive dell’economia di Eurozona mentre mercoledì l’inflazione nel Vecchio Continente e in Inghilterra, oltre all’import/export giapponese. Venerdì indice dei prezzi alla produzione in Germania e inflazione giapponese. Attenzione all’evoluzione in Medioriente della crisi petrolifera dopo gli attacchi ad alcuni impianti in Arabia Saudita, che ne hanno dimezzato la produzione, pari a circa il 5% dell’intero output globale, innescando il rally delle quotazioni. L’evento ha alzato il tiro dello scontro tra Usa, Arabia Saudita e Iran con Teheran ritenuta responsabile per l’accaduto. L’Arabia Saudita sta lavorando per recuperare parte della produzione persa, nel frattempo le necessità del mercato verranno soddisfatte grazie alle scorte saudite ed americane dopo che Trump ha autorizzato l’utilizzo della riserva straordinaria.

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