Unicredit: è presto per parlare di matrimoni, eppure…

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Avatar di Gianluigi Raimondi 17 Settembre 2019 | 10:30

Unicredit a metà del guado: se da inizio anno il titolo dell’istituto guidato da Jean-Pierre Mustier ha già recuperato il 13%, sfruttando la compressione dello spread Btp-Bund e il graduale calo dei timori legati all’andamento delle sofferenze e a possibili impatti sulla redditività delle nuove misure  che la Bce stava mettendo in cantiere, sui 12 mesi le quotazioni continuano a presentare un calo del 16% circa, anche per l’incertezza strategica sul futuro dell’istituto che per molti è il candidato naturale a una fusione transnazionale che però al momento resta difficile.

Commentando le ultime misure varate la scorsa settimana da Mario Draghi gli analisti di Bloomberg sottolineano ad esempnio come a partire dal prossimo anno, quando il “bazooka” annunciato la scorsa settimana sarà stato digerito, potranno ripartire le trattative in vista di fusioni tra banche di paesi diversi. “Non ci sorprenderemmo di tornare a leggere retroscena su negoziati in corso tra Societe Generale ed Unicredit” concludono gli analisti, rilanciando così con ampio anticipo il tema delle fusioni e acquisizioni che periodicamente ha interessato il gruppo italiano.

Che Mustier consideri Unicredit una banca europea, sia pure con sede in Italia, è del resto cosa nota così come che la Germania rappresenti al tempo stesso la seconda anima del gruppo ma anche, complici i tassi vicino a zero, un problema in termini reddituali simile o forse per alcuni versi persino peggiore dell’Italia. Sul tema delle alleanze lo stesso Mustier è stato però finora molto chiaro, rimandandone la definizione a quando la ristrutturazione del gruppo sarà stata portata a termine.

Nel frattempo la ricerca di “carta” in grado di offrire rendimenti meno che risibili continua a favorire l’attività di funding dell’istituto, che ieri ha lanciato una nuova emissione benchmark subordinata Tier2 con scadenza a 10 anni (ma rimborsabile anticipatamente dopo 5) per un ammontare di 1,25 miliardi. Il bond pagherà una cedola del 2% per i primi 5 anni a fronte di un prezzo di emissione di 99,783, equivalente ad uno spread di 240 punti base sopra il tasso swap a 5 anni rispetto alle indicaioni iniziali di 265 punti base. Si tratta del più basso livello di srpead all’emissione registrato da UniCredit per questo tipo di bond dal 2011.

I fondamentali di Unicredit

Per l’esercizio in corso gli analisti fondamentali si attendono circa 5,5 miliardi di euro di utili a fronte di un giro d’affari di circa 8,75 miliardi, pari ad un utile per azione di 1,85 euro, e un dividendo di 59 centesimi. A circa 11,2 euro per azione a cui oscilla stamane, il titolo tratta dunque poco più di 6 volte gli utili attesi offrendo un dividend yield potenziale attorno al 5%, che rendono Unicredit un titolo interessante in ottica di rivalutazione del capitale a medio termine.

Le raccomandazioni degli analisti

Incoraggianti anche i giudizi dei broker, con ben 21 report positivi (13 “buy” e 8 “outperform”) a fronte di 4 report neutri (“hold”) e solo uno negativo (“sell”), con un target price medio di 14,27 euro.

Il quadro tecnico di Unicredit

Anche gli analisti tecnici appaiono apprezzare il titolo, segnalando un trend fortemente positivo a brevissimo e positivo a breve termine, più moderatemente positivo a medio-lungo termine. I primissimi obiettivi al rialzo sono indicati a ridosso degli 11,6-11,7 euro e poi attorno a 11,95-12 euro in caso di ulteriore proseguimento del trend rialzista. In caso di storno delle quotazioni, le prime resistenze sono indicate invece in area 10,95-10,85 e, se forate al ribasso, a quota 10,40-10,20 euro per azione.

Ulteriore conferma alla positività di breve periodo è data da prezi sopra la media mobile veloce oltre che sopra la media mobile lenta. Finché il prezzo rimarrà sopra le due medie e queste procederanno distaccate, notano gli esperti, il trend sarà ben definito. Conferme del quadro positivo infine anche dagli indicatori statistico e di forza relativa (Rsi), entrambi nella rispettiva fascia superiore di oscillazione.

Il trend di Unicredit a Piazza Affari

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