Mercati, avvio dimesso: si riaccendono le tensioni geopolitiche

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di Stefano Fossati 23 Settembre 2019 | 13:00

A cura di Wings Partners Sim

Avvio di settimana dimesso sui mercati azionari dopo la deludente chiusura di Wall Street venerdì; la ripresa dei colloqui sino-americano non sembra volgere al meglio dopo la decisione dei portavoce cinesi di non procedere alle visite pianificate nelle fattorie del Montana e Nebraska probabilmente in reazione all’ennesimo messaggio di Trump che si è detto scettico e poco propenso ad un accordo parziale con Pechino.

Il tutto in un contesto geopolitico che rimane perturbato; se da un lato infatti le responsabilità iraniane al recente attacco ai pozzi sauditi sembrano trovare crescente conferma, con tutte le conseguenze potenziali del caso (gli Usa hanno già schierato alcune truppe sul territorio suscitando le reazioni stizzite iraniane) , in Europa a sei settimane dalla data ultima della Brexit il Regno Unito si trova ancora imbrigliato nei cavilli legali di una sospensione del parlamento su cui l’alta corte britannica dovrebbe oggi esprimersi.

Con l’attenzione della finanza sempre sul mercato Repo, le cui recenti tensioni rappresentano un elemento di ulteriore incertezza sulla abilità dei mercati di recepire ed assorbire eventuali pulsioni negative, il dollaro rimane sui massimi di periodo contro euro in area 1,10 mentre la sterlina inizia una lenta ma costante ritirata rispetto ai massimi da maggio toccati venerdì sulla scorta delle ottimistiche dichiarazioni di Juncker.

Petrolio e metalli

Il petrolio mantiene i recenti progressi confermati in chiusura di settimana in attesa di verificare quali siano le esatte tempistiche per la ripresa completa della produzione saudita, mentre i preziosi tornano ad avanzare guidati da un ritrovato palladio che va a registrare un nuovo massimo record.

Nell’ambito dei metalli non ferrosi attenzione recentemente focalizzata sugli spread; ai massimi dal 2007 la backwardation cash-3 mesi su nickel (205 dollari) senza che questo premio a breve riesca apparentemente ad attirare metallo nei magazzini di borsa, con anzi le scorte Lme che registrano venerdì un consistente deflusso tra materiale ritirato e scorte cancellate che sembra andare di pari passo alla diminuzione delle scorte cinesi (-13% su base settimanale); a quanto pare la prospettiva del ban indonesiano sta inducendo i produttori di inossidabile ad accelerare il restocking di materiale prima della fine dell’anno, con flussi particolarmente elevati proprio in Cina anche in previsione delle festività nazionali che si svolgeranno nel periodo 1-7 ottobre.

Backwardation anche per l’alluminio (sebbene il cash–3 mesi rimanga in area 20 dollari a tonnellata) essenzialmente localizzata sulle scadenze di gennaio potrebbe iniziare ad esercitare pressione ribassista sui premi del metallo, in particolar modo quelli a Rotterdam DUP che avevano recentemente registrato i massimi di periodo in un contesto in cui la domanda nella regione rimane depressa, come ben evidenziato dalla reticenza dei premi DP Rotterdam e soprattutto dai premi su billette, ai minimi dal dicembre 2016 per il benchmark 6063 extrusion billet ddp Germania del Nord (Ruhr).

Rame infine sempre debole con le quotazioni che non riescono a riattestarsi sopra quota 5.800 dollari; Fitch ha recentemente tagliato le stime di prezzo per il metallo rosso a 5.900 dollari per l’anno corrente e 5.700 dollari per il 2020 dai precedenti livelli rispettivamente a 6.300 e 6.600 dollari citando l’evidente rallentamento evidenziato dalla domanda cinese, che copre oltre il 50% della domanda globale.

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