Ipo tecnologiche troppo “calde”: quando è meglio lasciar perdere

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Avatar di Marco Caprotti 25 Settembre 2019 | 08:45

Attenti alla tecnologia quando sbarca in Borsa. Alcune Initial public offering (Ipo), infatti sono talmente calde che gli investitori rischiando di restare scottati. Società come Lyft, Uber e altri nomi disruptive del comparto tecnologico, che hanno raggiunto valutazioni da miliardi di dollari prima della quotazione, stanno buttando benzina sul fuoco. “In una situazione del genere ha ragione chi pensa che si debba avere un atteggiamento cauto. Soprattutto se, come noi, si ha una strategia contrarian, guidata dalle valutazioni e basata sui fondamentali”, spiega Leslie Alba, Investment analyst Europe, Middle-East e Africa di Morningstar Investment Management.

Nel 2018 sul mercato americano ci sono stati 134 debutti in Borsa. Secondo i dati elaborati da Jay Ritter, professore di finanza dell’Università della Florida, l’81% di queste società ha utili per azione negativi relativamente ai 12 mesi precedenti. Il dato mostra una crescita del 24% rispetto al 1980.

Confronto Ipo tech con il resto dei debutti
Ipo

“Nonostante non abbiano mai visto profitti – ma, anzi, siano sempre state in perdita – alcune di queste società hanno avuto valutazioni molto alte”. Proprio le quotazioni stellari di alcune aziende, peraltro, dovrebbero frenare dal lanciarsi su titoli che arrivano in Borsa, già nel primo giorno di quotazione.

Secondo l’analista di MIM ci sono almeno due ostacoli che possono rendere la vita difficile per gli investitori quando si parla di Ipo calde. Il primo è quello di capire qual è il prezzo giusto di un’azione. “Già e difficile stimare il fair value di un titolo (cioè il valore netto attuale in rapporto ai discounted cash flow futuri)”, dice l’analista. “Ma quando i flussi di cassa sono negativi, questa operazione equivale a leggere i fondi del caffè. Il secondo ostacolo è legato ai dati del professor Ritter, secondo cui le aziende che non danno profitti restano indietro, mediamente, di 27 punti percentuali rispetto al resto del mercato”.

Europa ed emerging meglio degli Usa

Questo non vuole dire che tutta la tecnologia che si trova in Borsa sia da evitare. Anche perché le valutazioni, spesso, trovano giustificazione in storie che sono realmente valide per il mercato. Tuttavia, anche qui ci vuole cautela. “Un angolo di lettura interessante è quello del Return on equity (Roe, una misura della profittabilità)”, spiega l’analista. “Le aziende hi-tech Usa hanno un Roe del 34%. Praticamente è il doppio rispetto a quello delle concorrenti europee e dei Paesi emergenti. Per giustificare un valore del genere la crescita futura dovrà essere molto forte. A parità di condizioni, preferiamo il Roe sostenibile che si trova nel Vecchio continente e nelle aree in via di sviluppo”.

Roe hi-tech Usa, Europa ed emergenti a confronto
Roe

A cura di Morningstar

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