Cambi – Quota periscopio

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di Redazione 15 Ottobre 2009 | 07:45
Il Dow Jones Industrial Average ha toccato quota 10,015, lieve segnale di un ritorno alla crescita da parte delle principali società industriali statunitensi.

Il Dow Jones Industrial Average è il più noto indice della borsa di New York ed è stato creato negli Stati Uniti per valutare i ritmi di crescita dell’economia americana, e attualmente conta le maggiori 30 imprese industriali statunitensi. Deve la sua paternità a Charles Dow, padre dell’analisi tecnica e fondatore del Wall Street Journal. Ebbene nella sessione di ieri, il DJ ha raggiunto quota 10,000 per la prima volta da un anno a questa parte.  La spinta viene dagli utili aziendali di JP Morgan (quindi fiducia trasmessa dal sistema finanziario) e Intel (quindi fiducia in arrivo dal settore tecnologico). Quindi Usd giù, petrolio e Oro su e il DJ tocca quota 10,015: “quota periscopio”. Ma non facciamoci prendere dai facili entusiasmi che oggi sono comparsi su tutte le testate giornalistiche: l’unica cosa veramente assodata, che possiamo derivare dalla reazione del mercato di ieri (che tra l’altro prosegue anche stamani) è che basta poco per ristabilire fiducia e solidità al sistema finanziario. Il mercato è molto sensibile a notizie buone in questo momento, mentre (come è successo per i jobless claims UK peggiori del previsto ieri) le notizie brutte passano un attimo in secondo piano. Come abbiamo detto ieri: per gridare ripresa attendiamo segnali confortanti da disoccupazione, inflazione e consumi privati. Il Giappone continua a cavalcare l’onda innescata dagli USA: la Bank of Japan, nel suo report mensile, ha espresso una view migliore sulla situazione economica rispetto ad agosto anche se le cose importanti – come la produzione industriale (senza produttività non ci può essere crescita né risparmio) – non mostrano segni decisivi di miglioramento. Quindi come al solito, quando ci sono queste notizie leggermente positive che fanno esagerare i trend per l’euforia irrazionale noi seguiamoli, ma con una visione più “contrarian” o “indipendente”: cavalchiamo l’euforia pur sapendo che è errato nelle fondamenta, e vediamo di scendere dal vascello prima che affondi. Nel frattempo, una parola che è uscita dalla Fed ieri è “Capacity Slack”, ossia il letargo in cui la produzione industriale USA sembra giacere ancora, nonostante gli stimoli ricevuti. Non diciamo apertamente “deflazione”, ma forse qualcuno lo pensa.

Passiamo, come di consueto, all’analisi tecnica per cercare di comprendere dove possa arrivare questa inarrestabile salita della moneta unica nei confronti del dollaro. Archiviata anche la rottura della resistenza a 1.49 figura ci ritroviamo in un territorio delicato.


                                                     EurUsd – grafico daily

Osservando un grafico giornaliero, ritornando indietro nel tempo a circa un anno fa, ci rendiamo conto infatti di quanto si sia rivelata importante la resistenza di 1.4980: oltre questo livello infatti abbiamo assistito alla salita del cambio, praticamente ininterrotta, sino ai massimi in area 1.60. Continuiamo a considerare la trendline inferiore, di supporto all’ultimo movimento di salita da marzo, oggi passante per 1.4630, come livello di supporto a tutto lo scenario.
 Non cambia la situazione per il dollaro yen che, sino a che non riuscirà ad oltrepassare l’area di resistenza a 90.30, può essere considerato a rischio discesa. 88 figura è ancora il supporto al cambio oltre al quale è prevista molta volatilità.
La salita dell’euro sta favorendo il cambio EurJpy che si sta avvicinando all’area obiettivo di 134-134.50. Chi avesse posizioni di finanziamento dovrebbe considerare con attenzione il livello che potrebbe arrestare la ripresa del cambio iniziata da 129, ad inizio mese.
Manca poco al cable per raggiungere il livello che potrebbe cambiare lo scenario nel breve. Siamo infatti prossimi a 1.6120 e, se il cambio dovesse oltrepassarlo, siamo fiduciosi per una ripresa di sterlina sino al prossimo livello obiettivo di 1.65.
La debolezza del dollaro sta conducendo il cambio UsdChf nuovamente nei pressi della parità. Questo potrebbe essere, non solo per ragioni tecniche, il punto di arrivo di questo movimento, a cui, giustamente valutare un ingresso in posizioni a favore del green back.
Rimaniamo in tema di franco, ma nei confronti della moneta unica, per vedere come il cambio EurChf continui imperterrito la propria fase laterale. La tranquillità del cambio lascia comprendere molto sull’incertezza del momento: per osservare un cambiamento radicale i prezzi devono fuoriuscire dlla fascia 1.5070 e 1.5240.

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