I giapponesi impattano su tassi e curva euro, i cinesi sull’oro

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Avatar di Stefano Fossati 2 Ottobre 2019 | 12:00

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte Sim

Inizia il mese di ottobre e l’umore di fondo sui mercati obbligazionari arriva dal Giappone. Parto dalle notizie in termini di linee guida generali e poi vado più nel dettaglio per gli amanti di numeri e tecnicalità.

Le notizie importanti sono due.
– Lunedì la Bank of Japan ha reso nota l’intenzione di ridurre a ottobre gli acquisti di titoli di stato domestici a lungo termine, con possibilità addirittura di azzerare quelli con scadenza più di 25 anni. La reazione degli operatori si è vista subito dopo, con la peggiore asta sul comparto decennale da 3 anni (bid to cover 3,42 ossia il più basso da agosto 2016) e un marcato rialzo del tasso decennale giapponese, passato da -0,22% a -0,14%. Di seguito il confronto degli acquisti della BoJ settembre vs ottobre.

– Il Gpif (Government Pension Investment Fund), ossia il fondo pensione dei dipendenti pubblici nipponici (il più grande al mondo con circa 1500 miliardi di dollari di asset in gestione), secondo indiscrezioni del Nikkei online starebbe per classificare gli investimenti in bond esteri a cambio coperto alla tregua di bond domestici. Conseguenza: un potenziale forte aumento degli acquisti di bond esteri a lungo termine. Se la notizia fosse confermata, diversi altri investitori nipponici potrebbero seguire l’esempio del Gpif. Queste indicazioni segnalano due intenzioni dal fronte giapponese: o tassi più elevati o curva più ripida. Immediato pertanto il riflesso sui titoli tedeschi sia in termini direzionali sia di pendenza di curva. Curva più ripida allo stesso tempo tende ad aumentare la percezione di miglioramento della marginalità prospettiva delle banche.

In un mondo di algo assetati di indicatori anticipatori real time, la pendenza della curva nipponica sta pertanto diventando un indicatore importante per guidare le scelte di intelligenza artificiale anche sui mercati euro. Le decisioni adottate dal fronte nipponico pertanto vanno monitorate con estrema attenzione, dal momento che potrebbero rappresentare il presupposto per tassi mediamente più alti e curva più ripida nei paesi core, area euro inclusa nel mese di ottobre. I maggiori acquisti di bond esteri da parte del Gpif potrebbero inoltre avvantaggiare soprattutto Spagna e Italia. Per un investitore nipponico il costo della copertura cambi per asset denominati in euro comporta addirittura un leggero beneficio (circa 3 punti base su base annua). Di seguito i tassi che al momento gli investitori nipponici hanno davanti (a cambio coperto) nelle loro scelte di portafoglio.

Queste considerazioni porterebbero pertanto a confermare l’impostazione dello spread che, dopo aver consolidato l’area dei 140 punti base potrebbe orientarsi verso i 120 punti base entro fine anno.

Operativamente

Spread/tassi
Nel mese di ottobre potrebbe esservi un’impostazione mediamente orientata a tassi più elevati nei paesi core con curva più ripida. Con possibilità di ritorno in area 2% per il treasury decennale e -0,40% del bund decennale. La curva 2/10 swap inoltre potrebbe diventare significativamente più ripida, avvicinandosi alla media annuale di circa 60pb dagli attuali 35pb. 3. Infine, lo spread per fine anno potrebbe gradualmente portarsi verso i 120 punti base il che rappresenterebbe un contesto ancora favorevole per i Cct.

Sul fronte borse da queste considerazioni ne potrebbero emergere le seguenti conclusioni:
– clima mediamente più turbolento per gli indici generali in seguito al rialzo tassi, soprattutto se poi la prossima settimana Cina e Usa fallissero l’ennesimo tentativo di arrivare a una bozza di accordo preliminare. Il comparto bancario potrebbe però beneficiare in area euro di un contesto globale e domestico maggiormente incline a curve più ripide, dopo la mossa del Giappone e in vista dell’attuazione del Qe della Bce (dal 1° novembre) che potrebbe essere inizialmente attuato in modo da non orientare eccessivamente gli acquisti sulla parte a lungo termine.
– La Bce inoltre ora ha la possibilità di acquistare anche titoli con tasso sotto a quello sui depositi e, quindi, anche i titoli a breve/medio termine tedeschi.

Oro
La chiusura dei mercati cinesi (fino al 7 ottobre incluso) sta nuovamente esercitando un impatto negativo, come spesso accaduto durante analoghi periodi degli scorsi anni. La Cina è infatti il primo consumatore al mondo e lo Shanghai Gold Exhange è diventata una piazza importante di scambio del metallo giallo. L’oro potrebbe pertanto spingersi fino ad area 1420 dollari l’oncia, con possibilità di eventuale overshooting fino a 1350. In questo modo potrebbero in parte rientrare le ingenti posizioni nette lunghe (al record storico) degli speculatori.

Lo scenario di tassi più alti inoltre potrebbe rappresentare un ulteriore pretesto di breve per prese di profitto temporanee. Se così fosse, ribadisco l’importanza di beneficiare di tali cali per costituire posizioni lunghe in modo progressivo entro fine anno, in vista della prosecuzione del trend rialzista il prossimo anno, di pari passo con l’aumento della base monetaria in conseguenza della ripresa delle manovre espansive delle principali banche centrali mondiali. Nel breve, la riapertura dei mercati cinesi la prossima settimana potrebbe già ridare supporto di breve all’oro.

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