Riflessioni in atto

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di Redazione 19 Ottobre 2009 | 06:53
Come abbiamo lasciato venerdì, oggi riprendiamo – con il mercato giustamente “rilassato” per via del weekend.

La pressione e la direzionalità ancora non paiono mutate, quindi  per cambi in salita la strategia rimane “buy on dips” e, per i cambi in discesa, “sell on rallies”.

Dal punto di vista psicologico, il mercato sembra sempre più sospettoso che dietro l’angolo ci sia una correzione decisa (ribassista quindi). Più si estende un trend (in questo caso rialzista) nel tempo oltre che nel mercato, più probabilità c’è di una correzione. Oggi il mercato sembra “ponderoso” su questo fronte: del resto siamo in stagione utili aziendali e qualsiasi pretesto può essere buono per accontentare il mercato.

Pretesti deboli sono arrivati di già: Adam Posen (BoE) vorrebbe una estensione del Quantitative Easing inglese (negativo per la Sterlina), c’è una preoccupazione crescente per la forza dell’Euro (anche se il meeting dei ministri delle finanze che si tiene oggi a Lussemburgo non ci sembra così influente).

Lo scetticismo nostro – che cerchiamo di infondere a chi ci legge – riguarda i fondamentali sottostanti questo rally che s’è avuto. In Australia e Nuova Zelanda siamo in accordo che ci siano buone novelle e infatti è legittimo il rialzo visto nell’Aussie e nel Kiwi. Ma a livello europeo, e soprattutto americano quali buone notizie escono? Ricordiamo che noi qui stiamo aspettando decisivi segnali di ripresa dalla produzione industriale, dalla disoccupazione e dai consumi privati.

Sono queste le variabili chiave che possono confermare o disdire la ripresa. Il resto? Rumore. Intanto gli investitori americani in fondo lo sanno, ed infatti non cessa la domanda per Treasuries (le obbligazioni del tesoro americano) nonostante deficit e debito pubblici USA stiano crescendo veramente a dismisura. Tra non molto noi scettici ci chiederemo fin quando potrà rimanere solvente una nazione che sta sostituendo il livello di spesa privata pre-crisi con la spesa pubblica. Crediamo davvero che l’amministrazione Obama stia esagerando e pagherà gli effetti di questa frenesia.

Passiamo all’analisi tecnica dove notiamo, sul cambio eurodollaro grazie all’ausilio di un grafico a 60 minuti, che i prezzi continuano a subire una forte pressione ribassista una volta giunti a 1.4965. Si nota infatti come per ben due volte, in maniera molto precisa, il cambio abbia raggiunto esattamente il livello sopra descritto effettuando un rimbalzo ogni volta nei pressi di 1.4820. Questo livello di supporto diventa molto interessante per un doppio massimo precedente molto preciso. Per ricapitolare il cambio dovrebbe essere sfruttato, sino ad un break out, all’interno di questi due livelli.

EurUsd – grafico 60 min

Il dollaro yen, successivamente alla rottura di 90.30-40 di giovedì, appare ancora orientato ad una ripresa: attenzione però ad una lieve flessione dei prezzi che potrebbe condurre ad un ri-test della rottura precedente, per avere successivamente strada libera ad un ritorno al punto obiettivo di 91.60.

Successivamente alla decisa salita di mercoledì e giovedì, il cable ha trovato una zona di equilibrio (di una figura di range), ovviamente sul breve, compresa fra 1.6275 e 1.6375. Attenzione quindi ad una possibile rottura di uno di questi due punti.
Nulla di nuovo per il franco nei confronti della moneta unica: 1.5075 ed 1.5240 sono ancora i due baluardi da abbattere!

Concludiamo con il dollaro australiano: le materie prime in rialzo, trattandosi ovviamente di una commodity currency, aiutano la già solida salita. Questo ci lascia pensare che ogni storno, di almeno un paio di figure possa essere una grossa occasione per entrare a favore della tendenza primaria. Se il cambio dovesse poi accontentarci con uno storno sino alla trendline di supporto del movimento di salita iniziato a marzo, a 0.8850-0.89, sarebbe ancor di più una grande occasione.

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