Banche centrali, i falchi sono sempre più rari

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di Stefano Fossati 2 Ottobre 2019 | 15:00

“Oggi la maggior parte delle banche centrali sembra propendere per un orientamento espansivo, che ormai è diventato la norma. Ad esempio, la Banca del Giappone ha allentato la politica monetaria e ha segnalato un possibile intervento per la riunione di ottobre. Le opzioni a sua disposizione sono limitate, ma un taglio dei tassi sembra l’ipotesi più probabile. Probabilmente anche la Reserve Bank of Australia ridurrà i tassi a ottobre. Infatti il Governatore Philip Lowe ha dichiarato che potrebbe essere necessario un ulteriore allentamento dopo i deludenti dati economici, tra cui l’aumento della disoccupazione al 5,3%. In Europa la Banca d’Inghilterra propende in parte per un intervento espansivo, mentre è probabile che la Banca Centrale Europea sia ancor più esplicitamente accomodante dopo lo sconfortante risultato dell’indice Pmi dei responsabili degli acquisti di settembre. Il deterioramento più consistente ha interessato il settore manifatturiero tedesco, ma anche il settore dei servizi ha registrato una contrazione. Negli Stati Uniti a settembre la Federal Reserve (Fed) ha annunciato un taglio dei tassi di 25 punti base ma il “dot plot” (il grafico che sintetizza le indicazioni dei membri del Fomc sul livello appropriato dei tassi) ha evidenziato una marcata divergenza di vedute tra le opinioni dei componenti del Comitato per le operazioni di mercato aperto della Fed, e il valore mediano suggerisce che la Banca Centrale statunitense potrebbe aver concluso le manovre espansive. Concordiamo però con l’opinione di mercato che siano in arrivo nuove misure di allentamento, in particolare poiché riteniamo che la maggior parte del Fomc insisterà per nuovi tagli”. E’ l’analisi del team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management.

Valutazioni quantitative

L’inizio di settembre ha visto una modesta ripresa dei tassi d’interesse statunitensi, che quest’anno hanno continuato a percorrere una parabola discendente. Dopo aver chiuso agosto a quota 1,50%, il rendimento del Treasury decennale è risalito fino a toccare un massimo dell’1,90% a metà settembre. “Abbiamo giudicato la ripresa una correzione di breve durata dovuta alle condizioni di ipercomprato, piuttosto che una vera e propria inversione di tendenza, e pertanto abbiamo colto l’occasione per rientrare nel mercato”, spiegano gli analisti di J.P. Morgan AM. “Da allora i tassi sono ridiscesi all’1,65% (24 settembre), con gli investitori sempre più impegnati a fare i conti con i rendimenti negativi (che ormai interessano quasi il 30% del mercato obbligazionario globale), il deterioramento dei dati e le dichiarazioni espansive delle banche centrali. Anche con rendimenti così bassi la duration continua a rappresentare una componente importante dei portafogli, sia come copertura contro i rischi che – in particolare per quanto riguarda i Treasury – come opportunità per realizzare un guadagno in conto capitale sulla scia della progressiva discesa dei tassi”.

Fattori tecnici

“La domanda di attivi che forniscano un rendimento positivo, e in particolare di attivi di alta qualità vista la fase del ciclo di credito in cui ci troviamo, continua a dare sostegno ai fattori tecnici, che sono molto solidi”, notano gli esperti di J.P. Morgan AM. Infatti, in base ai dati Epfr i fondi che investono in titoli statunitensi ed europei con rating elevato registrano afflussi rispettivamente da 37 e 29 settimane consecutive. L’offerta lorda di settembre ha superato le aspettative ma è stata ben assorbita, ciò nonostante si prevede un netto rallentamento delle nuove emissioni ad ottobre, in particolare da parte delle imprese statunitensi (dati al 20 settembre 2019).

Cosa significa per gli investitori obbligazionari?

“Gli investitori fanno sempre più fatica a trovare valore in un mercato in cui i rendimenti obbligazionari continuano a calare e nella maggior parte dei casi sono ormai in territorio negativo. Tuttavia, la prospettiva che i rendimenti possano scendere ancor più in basso continua, a nostro avviso, a giustificare un sovrappeso di duration. Le tensioni commerciali, che sembrano destinate a perdurare nel lungo periodo, continuano a penalizzare non solo il settore manifatturiero ma l’intera economia. Il buonsenso consiglia di non adottare un posizionamento contrario alla politica delle Banche Centrali. Sino a che l’orientamento monetario si mantiene espansivo, a nostro parere conviene puntare su un’esposizione di duration strutturalmente lunga”, concludono gli analisti di J.P. Morgan AM.

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