La finta guerra dei precari

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 20 Ottobre 2009 | 11:00
Flessibilità. Un tema che interessa tutti i lavoratori, compresi quelli della finanza. Sullo sfondo la lite Tremonti-Brunetta, che ha recentamente riacceso il dibattito nelle stanze ovattate della politica italiana..

In Italia si è aperto un dibattito; uno di quei dibattiti che, nella migliore tradizione nostrana, durerà il tempo di qualche settimana per poi sparire nel silenzio come se nulla fosse. Oggi si parla di mobilità, un argomento che coinvolge i lavoratori di tutti i settori, compreso quello finanziario.

Il nostro ministro Giulio Tremonti, dopo la stretta di mano ai “poteri forti” dettata dal recente scudo fiscale, sembra abbia voluto assestare un colpo anche alla botte, nella fattispecie le persone comuni, affermando:”Io non credo che la mobilità sia di per sé un valore per una struttura come la nostra”. Un’affermazione che ha di fatto urtato la sensibilità del suo nemico/amico Renato Brunetta che ha subito risposto sulle pagine di Repubblica: “Tremonti vorrebbe una nuova società dei salariati. Solo che questa non risponde alle esigenze di flessibilità che pone il sistema. La sua è una soluzione del Novecento che non va più bene in questo secolo”

Da che parte stare? La realtà ci mostra due mondi opposti; uno, “dei piani alti” fatto di certezze, stipendi generosi, sorrisi rilassati e gite fuori porta con la famiglia. L’altro, quello “dei dipendenti di media e bassa fascia”, fatto di instabilità, stipendi miseri, molti dubbi e qualche ristorante cinese con la/il propria/o consorte. La verità è che a nessuno interessa parlare dell’insieme; qua si fa soltanto una guerra di trincea.

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