Scudo Fiscale – Aipb stima 50 miliardi

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di Giacomo Berdini 21 Ottobre 2009 | 07:20
Aipb ha tenuto il quinto Forum Annuale del Private Banking, nel quale ha presentato i risultati delle sue ricerche. I livelli di asset della clientela private torneranno al livello pre-crisi, grazie anche allo Scudo Fiscale, riguardo cui Aipb riporta le prime stime.

Si è tenuta nella giornata di ieri la quinta edizione del Forum Annuale del Private Banking organizzato da Aipb (Associazione Italiana Private Banking).
Nel contesto dell’evento sono state presentate cinque indagini concentrate sul mondo del private banking in Italia, tra cui spicca un approfondito studio sulla clientela del settore. Questa ricerca assume particolare importanza per via del quadro che emerge all’indomani della crisi, riportando un ritratto del cliente che appare interessato da un maggiore spirito esplorativo rispetto al passato, nonostante l’approccio si mantenga ancora improntato alla massima prudenza.

L’analisi del mercato finanziario, dopo aver riscontrato un calo del 10% nel 2008, minimo storico dal 2005, prevede per la fine di quest’anno un rimbalzo che porterebbe i livelli degli asset della clientela italiana private alla stessa quota del periodo pre-crisi.
Un ruolo importante, secondo le stime di Aipb, sarà svolto in questo frangente dallo scudo fiscale, il cui gettito nel settore private viene stimato intorno ai 50 miliardi di euro, cifra calcolata sui capitali rimpatriati, quindi con l’esclusione di attività finanziarie, regolarizzazioni e rimpatri giuridici.

L’Associazione non è in possesso dei dati inerenti l’adesione dei contribuenti allo Scudo-ter: “Ogni istituto bancario ha i suoi dati, bisognerà attendere la fine del periodo prescritto per tirare le somme”, commenta Federico Taddei, Presidente della Commissione Tecnica Marketing di Aipb, “Esistono tre distinte fasi che caratterizzano l’approccio del contribuente allo Scudo; prima si richiedono informazioni, poi si compila la dichiarazione riservata e solo infine i soldi rientrano in Italia”, puntualizza Taddei. “Possiamo dire che per il momento sta andando bene, l’interesse è fortissimo perché si ha la sensazione che questa sia l’ultima occasione per rimpatriare, ma la maggior parte di quelli che aderiranno allo scudo ancora devono rimpatriare i capitali, si trovano impegnati nelle fasi preliminari ma già molte dichiarazioni sono state compilate”, ha dichiarato. “Inoltre la riduzione della finestra temporale entro il 15 dicembre ha lasciato aperti molti dubbi, e in tanti sono rimasti in attesa che l’Agenzia delle Entrate concedesse una proroga, che ancora non è stata concessa”, ha specificato il presidente della Commissione Marketing.

Per il momento il target più interessato dallo Scudo, secondo i dati di Aipb, è composto per lo più da manager ed ereditieri, ma sussiste ancora molta incertezza nel mondo dell’imprenditoria.
Per quanto riguarda i fondi rimpatriati, rispetto alle edizioni passate, Aipb stima che per lo più saranno investiti in prodotti e asset class conservativi: “I conti esteri erano una specie di materasso, in cui si nascondevano i soldi per la vecchiaia, si accumulavano capitali di garanzia”, spiega in maniera semplice Taddei, “È normale che inizialmente questi fondi rimpatriati verranno impegnati in investimenti sicuri, con strategie conservative. Forse col tempo si amalgameranno all’economia reale”, afferma, e questo è invero auspicabile, perché nel nostro paese esiste ora una forte esigenza di investire nelle imprese.
 

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