Willis Towers Watson: nessun segno di ripresa sul mercato M&A globale

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Avatar di Stefano Fossati 15 Ottobre 2019 | 10:00

Il mercato globale delle fusioni e acquisizioni ha registrato la sua seconda peggiore performance da quando, nel 2008, sono cominciate le rilevazioni del Quarterly Deal Performance Monitor (QDPM) di Willis Towers Watson, in collaborazione con la Cass Business School.

In base all’andamento dei titoli azionari, gli acquirenti non sono riusciti a incrementare il valore delle operazioni per otto trimestri consecutivi, registrando una performance negativa sul Global Index del 6,4% negli ultimi tre mesi e del 4,6% nell’ultimo anno, riguardo alle operazioni del valore di oltre 100 milioni di dollari.

L’Asia-Pacifico è l’unica regione al mondo ad aver registrato una performance positiva nel terzo trimestre del 2019, con i suoi operatori che hanno superato dello 0,8% l’indice locale, concludendo una serie di dieci trimestri negativi consecutivi. Gli acquirenti europei hanno invece interrotto una serie di nove trimestri consecutivi di risultati positivi, per una performance al di sotto dell’indice regionale del 6,7%. Gli sforzi del continente sono stati inevitabilmente influenzati dal peggior risultato del terzo trimestre mai ottenuto dagli acquirenti britannici, un calo del 20% (sulla base di sole sette operazioni completate). Allo stesso tempo le società nordamericane hanno faticato a incrementare il valore delle loro operazioni per l’ottavo trimestre consecutivo, registrando la peggiore performance tra tutte le regioni, con un andamento negativo del 6,9%.

Per il quarto anno consecutivo si prevede un calo del volume annuale di transazioni, anche se si è verificato un leggero aumento nel terzo trimestre del 2019 rispetto a quello precedente, a causa di un incremento delle operazioni in Nord America e Asia-Pacifico. Il 59% degli accordi conclusi dall’inizio dell’anno non sono riusciti ad incrementare il valore delle operazioni.

“Mentre il volume delle transazioni continua la tendenza annuale al ribasso, le difficili condizioni e l’intensificarsi della concorrenza per un gruppo sempre più ristretto di destinatari aumentano ulteriormente la posta in gioco per i Ceo, sotto la pressione di azionisti sempre più esigenti”, commenta Andrea Scaffidi, Head of Retirement Willis Towers Watson Italia. “Nonostante le operazioni di successo facili siano poche e isolate, la nostra ricerca mostra che due operazioni su cinque riescono a superare la volatilità del mercato, le valutazioni in calo e le incertezze macroeconomiche e politiche per superare il benchmark”.

In base all’andamento dei titoli, lo studio ha rivelato anche altri risultati:
– Le grandi operazioni (dal valore di oltre 1 miliardo di dollari) hanno visto il volume trimestrale più basso dal 2009 e stanno per registrare quello annuale più basso dal 2013.
– Nel terzo trimestre del 2019 sono stati chiusi sette grandi accordi (per un valore di oltre 10 miliardi di dollari), assenti invece ne precedente trimestre e superiori ai cinque stipulati nel primo trimestre del 2019, anche se la performance media è stata debole.
– La conclusione delle operazioni di M&A richiede tempi più lunghi: nei primi nove mesi del 2019 le operazioni di M&A hanno richiesto in media 140 giorni di esecuzione rispetto ai 119 giorni dello stesso periodo del 2018.

“Gli ultimi dieci anni sono stati relativamente buoni per i negoziatori, ora le guerre commerciali, la Brexit, la debolezza dell’economia cinese e le previsioni di crescita più lenta pesano sull’umore del mercato dei capitali, indicando tempi più difficili per il futuro”, aggiunge Scaffidi. “L’istinto dei negoziatori durante la prossima recessione potrebbe essere quello di restare in disparte, con accordi che spesso richiedono più tempo per chiudersi e che risultano più complessi. La nostra esperienza suggerisce invece che un’economia debole dovrebbe essere vista come un’opportunità, in quanto accordi ben eseguiti e inseriti in una chiara logica strategica, con debita attenzione e solide valutazioni finanziarie, creeranno valore sia in condizioni economiche favorevoli sia difficili”.

I negoziatori europei iniziano a risentire dell’umore negativo che affligge il resto del mondo, anche se in parte è dovuto alla cattiva performance del Regno Unito. I volumi degli accordi in Europa sono in calo rispetto agli anni scorsi, e questo suggerisce che alcuni accordi siano stati posticipati. “Si spera che quando saranno ripresi daranno nuova vita alle attività M&A della regione e ne miglioreranno le performance. L’economia globale continua ad affrontare dei decisi venti contrari, e gli Stati Uniti arrancano, ma la ripresa degli M&A in Asia potrebbe costituire una luce in fondo al tunnel”, conclude Scaffidi.

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