Chiuse le porte della moratoria USA

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Avatar di Giacomo Berdini 27 Ottobre 2009 | 08:30
È scaduto il 15 ottobre il termine ultimo per aderire alla moratoria voluta da Obama per denunciare le attività illegali nei centri offshore. Giungono le prime stime ufficiose, e intanto parte la caccia ai “furbi” che non hanno aderito.

Se in Italia siamo allo stato di pre-allarme rosso per il poco tempo rimasto a disposizione ai contribuenti per aderire allo scudo, negli Stati Uniti le porte si sono già chiuse, ma ancora si attendono i numeri delle adesioni.

La scadenza per denunciare i propri conti offshore si è infatti estinta giovedì 15 ottobre, termine ultimo per aderire alla moratoria voluta dall’amministrazione di Barack Obama.
Questa manovra ha consentito ai cittadini statunitensi di autodenunciarsi e portare all’emersione eventuali conti detenuti illegalmente in paradisi fiscali e centri off-shore.
Secondo stime diffuse dal New York Times sono molti quelli usciti allo scoperto, ma ora si apre la caccia a quelli che hanno deciso di non aderire, sperando di non essere scoperti.

La moratoria ha concesso infatti ai contribuenti di pagare un’aliquota inferiore rispetto a quella in vigore, compresa fra il 5 e il 20% (quando il Fisco prevede una multa che ammonta a circa il 50% del capitale), nonché il grande vantaggio di potersi mettere in regola senza incorrere in conseguenze di natura penale.

Alcune stime diffuse ufficiosamente parlerebbero di almeno 4000 clienti di Ubs e altre banche private svizzere autodenunciatisi alle autorità nel corso degli ultimi mesi, ma a quelli che sono rimasti nell’ombra a fischiettare con aria innocente in attesa che la tempesta passasse non resta che pregare che il Fisco non li scopra perché, oltre alle conseguenze economiche gravose, rischiano di incorrere in cause giudiziarie che possono rovinargli la vita e non solo il conto in banca.

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