America Latina: le possibili conseguenze in caso di recessione o forte rallentamento dell’economia mondiale

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di Stefano Fossati 22 Ottobre 2019 | 12:30

A cura di Xavier Hovasse, Responsabile azionario emergente di Carmignac

I paesi latino-americani sono per la maggior parte esportatori di materie prime, fattore che li rende dipendenti dalle prospettive di crescita dell’economia globale, il cui rallentamento ha evidenti ripercussioni sulla regione, già visibili nel calo dei prezzi del rame e dei minerali di ferro. Tuttavia è importante tenere presente che il rallentamento dell’economia cinese porterà alla definizione di un piano infrastrutturale che sosterrà la domanda di metalli da parte del Dragone, con ripercussioni positive sui paesi latino-americani esportatori. Gli investitori dovrebbero quindi analizzare con attenzione i fondamentali e le dinamiche interne dei singoli paesi latino-americani, perché non tutti dipendono allo stesso modo dal ciclo economico globale né mostrano identiche prospettive di crescita.

Nel caso del Brasile per esempio, riteniamo improbabile una recessione, in quanto il Paese quest’anno dovrebbe registrare una crescita dell’1%-1,5% del Pil. La riforma del sistema pensionistico è ben avviata, con una serie di emendamenti già votati da entrambe le camere e chiaramente questo è un processo positivo. Il clima è inoltre favorevole all’adozione di altre riforme, come la vendita dei diritti petroliferi, che dovrebbe incoraggiare i flussi di valuta estera in entrata e sostenere la bilancia dei pagamenti del Paese.

Prevediamo invece che l’economia argentina continuerà a essere penalizzata dall’incertezza in attesa delle elezioni presidenziali del 27 ottobre. L’esito delle primarie – da cui è emerso un sostegno all’area peronista rispetto all’attuale presidente Macri – ha causato un’ondata di vendite sui mercati, che hanno quasi scontato un default del paese. L’Argentina ha avviato un piano di ristrutturazione del debito accompagnato da controlli sul capitale che ha gettato ombre sul processo di ripresa economica iniziato nel paese da alcuni anni. A termine di questo percorso, le prospettive di crescita dipenderanno molto dalla politica nazionale, dalla direzione che prenderà il dollaro statunitense e dai negoziati con il Fmi e gli obbligazionisti internazionali. La grande sfida del paese per i prossimi anni sarà riuscire a recuperare la fiducia degli investitori e attirare capitali esteri.

Prevediamo che anche l’economia messicana incontrerà qualche difficoltà, vista la sua dipendenza dalle esportazioni verso gli Stati Uniti di componentistica per auto e prodotti dell’industria manifatturiera. Il rallentamento dell’economia a stelle e strisce indebolirà ulteriormente le prospettive di crescita già modeste del Paese, i cui ultimi dati trimestrali sul Pil sono negativi. Prevediamo quindi che la banca centrale continuerà a sostenere e stimolare l’economia tagliando i tassi di interesse.

Infine il Cile. Il Paese sta attraversando una fase di tensione a causa della guerra commerciale e della sottoperformance del rame durante l’anno, nonostante la posizione fiscale solida che lo rende il Paese più forte dell’America Latina, con un disavanzo fiscale pari a solo l’-1,8%. Tuttavia pensiamo che una recessione sia improbabile, perché i prezzi del rame dovrebbero riprendersi l’anno prossimo e la Banca centrale sosterrà l’economia con una politica espansionistica, che lascia presagire ulteriori tagli dei tassi.

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