Cambiamenti climatici e agroalimentare: i trend secondo Dpam

A
A
A
di Stefano Fossati 24 Ottobre 2019 | 13:00

Mercoledì 23 ottobre Dpam ha organizzato a Milano una conferenza sul cambiamento climatico e il suo impatto sul settore agroalimentareAlexander Roose, Head of International and Sustainable Equity ed esperto del settore agroalimentare, ha dato il via alla conferenza introducendo il contesto dei cambiamenti climatici: “Il cambiamento climatico è un rischio sistemico che deve essere integrato nella gestione di portafoglio come parte del dovere fiduciario nei confronti degli investitori. La situazione ambientale, da tutti i punti di vista (aria, oceani e coste, acqua dolce, biodiversità, terra e suolo) è in crisi. Tuttavia il messaggio è chiaro: non è troppo tardi se si agisce in un’epoca di cambiamenti urgenti. Vi sono numerose innovazioni in corso: alcuni dei settori in cui abbiamo recentemente assistito a molte innovazioni sono l’agricoltura di precisione e i prodotti biologici agricoli (un’industria da 3 miliardi di euro). Il primo si basa sull’utilizzo dei big data e sull’osservazione meticolosa delle condizioni agricole per ottimizzare la produzione, e allo stesso tempo preservare le risorse. Il secondo abbraccia una gamma di prodotti composti da microrganismi, estratti vegetali o altri materiali organici e offre un’alternativa verde ai pesticidi convenzionali. In linea generale, comunque, ora c’è bisogno di ambizione e investimenti”.

Roose ha affrontato anche l’impatto sulla filiera agroalimentare e alcuni dei fattori chiave che mostrano come biodiversità e cambiamento climatico siano fortemente interconnessi. Alcuni dei concetti chiave da ricordare: i sistemi di approvvigionamento alimentare contribuiscono fino al 25% delle emissioni di gas serra, di cui il 90% è a livello delle fattorie e degli allevamenti. Gli animali producono il 14% delle emissioni di gas serra, più dell’industria dei trasporti, e il 70-80% di tutta la superficie agricola è utilizzata per i pascoli e le colture per l’alimentazione animale. Anche lo spreco di cibo è un fattore chiave da considerare. Notiamo che il settore agroalimentare si sta allontanando sempre più dalla produzione convenzionale di carne a favore di alternative più ecocompatibili. In generale, si possono individuare tre tendenze principali: un consumo di carne più limitato, il passaggio alla sostituzione della carne con alternative vegetali e, infine, il progresso di sostituti della carne a base cellulare. Restano da vedersi le più ampie ramificazioni di quest’ultima, in quanto la sua adozione generale potrebbe forse incontrare una qualche forma di avversione da parte dei consumatori.

L’esperto si è concentrato sulla prevenzione del rischio, ma anche sulle opportunità e su come integrare il rischio del cambiamento climatico e le opportunità nella gestione del portafoglio. Per prima cosa si deve partire dalle convinzioni riguardo al tema d’investimento e poi è necessario decidere quale azienda scegliere nella catena del valore. È necessario valutare la mentalità innovativa dell’azienda e la sua strategia di implementazione a lungo termine. Infatti, ad esempio, ogni volta che le innovazioni nel settore agricolo vengono presentate agli agricoltori, essi tendono a essere riluttanti al cambiamento ed eccessivamente dipendenti dalle tecnologie esistenti. Per questo è importante che le aziende riescano a convincere gli agricoltori non solo dei benefici sostenibili delle loro soluzioni, ma anche dei loro vantaggi tangibili, in modo da promuovere la loro implementazione su larga scala. Un buon esempio è Dsm, che ha recentemente sviluppato un additivo per ridurre significativamente le emissioni di gas metano del bestiame.

Oltre 6 miliardi di euro gestiti in strategie sostenibili

Tomás Murillo, Head of International Sales e membro del Comitato di Gestione di Dpam, ha spiegato che l’impegno dell’azienda nei confronti della sostenibilità è un elemento fondamentale del Dna di Dpam: “Quali pionieri nel settore, in Dpam osiamo credere che gli investimenti sostenibili e responsabili siano una tendenza strutturale che è destinata a durare. Questa convinzione ci spinge a investire continuamente in risorse e ricerca. Siamo innovatori instancabili in una serie di strategie e aree di competenza, sfidando i principali attori del settore. Inoltre, rivediamo costantemente i nostri modelli proprietari e innalziamo il nostro livello di sostenibilità”.

Dpam è attivo nel dialogo e nell’engagement con le aziende, con i professionisti degli investimenti e con i suoi partner Esg. L’azienda ha un approccio sostenibile di lungo periodo e adotta una revisione critica delle sfide materiali e di ricerca dal punto di vista dei professionisti dell’investimento. I team conducono ricerche approfondite per comprendere le tendenze al di là dei semplici punteggi Esg.

Alessandro Fonzi, Cfa, Country Head Italy e Deputy Head Institutional Sales International di Dpam, ha concluso la conferenza tracciando una panoramica della qualità della gamma dei fondi (26) di Dpam registrati per il collocamento in Italia: “Sono veramente poche le società di gestione al mondo che possono vantare una importante percentuale di fondi nella gamma con 5 o 4 stelle: 16 fondi su 26 (62%) nel più breve periodo di tre anni e ben 18 fondi (72%) dal lancio con 9 fondi che hanno oltre 10 anni di vita. Percentuali simili le troviamo anche negli 8 fondi Sri già registrati in Italia: 5 fondi su 8 (63%) hanno 5 o 4 stelle a tre anni e 6 fondi (75%) le hanno dal lancio con 6 fondi Sri che hanno più di 10 anni di vita”. Fonzi ha sottolineato l’importanza della pazienza e del lungo termine nel campo degli investimenti, in quanto la gestione attiva e la sostenibilità premiano gli investitori. Per concludere, ha ricordato le ampie aree di competenza di Dpam nell’ambito della sostenibilità: dal suo ruolo di pioniere nell’analisi della sostenibilità dei Paesi implementata nelle strategie obbligazionarie governative all’esperienza accumulata nel tempo nella creazione di Kpi (Key Performance Indicators) proprietari e di balanced scorecards per i settori / temi e le aziende, per cui la ricerca Esg esterna dei maggiori fornitori di rating Esg è ancora incompleta o non esistente.

Oggi Dpam gestisce oltre 6 miliardi di euro in strategie sostenibili, che includono le obbligazioni governative e societarie, le azioni globali ed europee, una strategia azionaria multitematica con enfasi sull’innovazione, una strategia obbligazionaria aggregate focalizzata sulle soluzioni ai problemi dei cambiamenti climatici per una transizione verso un’economia a basso consumo di carbone, e la strategia azionaria Sustainable Food Trends, gestita da Alexander Roose e dal suo team, un portafoglio globale che investe in tutta la filiera del settore agroalimentare.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Fondi, Riello Investimenti Partners SGR lancia un comparto sull’AgriFood

Investimenti, il seme della sostenibilità

Agroalimentare rafforzato dalla crisi: redditività all’8,6% nel 2016

NEWSLETTER
Iscriviti
X