Scudo – La Svizzera taglia i ponti

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di Giacomo Berdini 2 Novembre 2009 | 09:30
Il presidente elvetico ha congelato le trattative per l’accordo bilaterale di doppia imposizione. Secondo Merz quella dell’Italia è una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti della Confederazione.

Dopo lo scalpore suscitato dall’articolo Scudo Fiscale – Guerra Fredda elvetica,  torniamo a parlare delle questioni diplomatiche in corso tra il nostro Paese e la Svizzera, su cui esistono importanti sviluppi.
Il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz, infatti, ha disposto una nuova contromisura nei confronti dell’Italia, sospendendo i negoziati per la conclusione di un nuovo accordo bilaterale di doppia imposizione.

“L’intesa, dal punto di vista elvetico, è pronta per essere firmata”, ha dichiarato Merz, “Ma ora le trattative sono congelate fino a nuovo ordine”.
Il presidente non si è trattenuto da un attacco a Giulio Tremonti che, secondo il presidente elvetico “deve fare i conti con una montagna di debiti, mentre noi siamo riusciti a ridurli di 13 miliardi di franchi”.
Ricordando poi il suo recente incontro ad Istanbul con il ministro dell’economia italiano, ha spiegato che, dopo avergli offerto la disponibilità della Svizzera a rivedere l’accordo sulla doppia imposizione, la risposta italiana è stata come “una dichiarazione di guerra”.
“Lui prima vuole vedere i nostri soldi”, ha affermato.

La critica di Merz non è incentrata sulle misure realizzare dall’Italia per combattere l’evasione, ma il metodo adottato verso la Svizzera. Sulla questione degli agenti operativi del Fisco italiano in azione sul suolo elvetico a caccia di presunti evasori, le parole di Merz sono state perentorie: “Non accettiamo di farci spiare da stranieri”, ha affermato, “Dobbiamo mostrare a Roma che ci sono dei limiti”.
“In queste condizioni”, ha proseguito Merz, “non si può continuare a negoziare, voglio dapprima sapere a che gioco stiamo giocando”. “Non vogliamo un’escalation di questo alterco, ma ci prepariamo ad attuare delle contromisure, perché a volte”, ha concluso il presidente Merz, “è necessario non chinare il capo davanti alle grandi nazioni”.

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