Insider trading a Wall Street

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di Redazione 2 Novembre 2009 | 11:00
Il proprietario e gestore del fondo hedge Galleon, Raj Rajaratnam, di origine tamil (questo è un elemento che potrà avere la sua importanza) è stato arrestato insieme a cinque complici con l’accusa di insider trading.

di Fabrizio Tedeschi

Le indagini, condotte da Sec e FBI, sono durate un paio d’anni e hanno subito una brusca accelerazione quando il principale indagato ha manifestato l’intenzione di darsi alla fuga. In quel momento la situazione è precipitata e le autorità hanno provveduto all’arresto delle persone coinvolte iniziando le varie azioni previste dalla legge USA. L’insieme di tutta la vicenda suggerisce più di una considerazione. Vediamo di percorrerle insieme.
Il primo punto riguarda la trasparenza dell’operazione e la comunicazione curata dalla Sec. Sul sito della Sec si trova praticamente tutto. La storia è descritta nei minimi particolari, la citazione in giudizio è riportata integralmente (nonostante i proclami di innocenza degli indagati/imputati), addirittura vi è tanto di schema con nomi e cognomi delle persone e ruolo all’interno dell’organizzazione o, se si preferisce, della rete. Ogni considerazione sulla privacy (le accuse non sono ancora state sottoposte al giudizio di una corte di giustizia e non vi è una condanna definitiva) è stata accantonata in virtù di situazioni ritenute di superiore valore. La Sec punta su una iniziativa di questo genere per “educare” il popolo degli operatori: mette nero su bianco una serie di atteggiamenti che reputa in violazione delle norme contribuendo così a eliminare o almeno ridurre quell’area grigia ove non è così facile stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Inoltre esercita una pesante funzione di deterrenza.
I casi di indagine attualmente in corso per insider trading sono 61 (informazione disponibile sul sito della Sec). Probabilmente non sono neppure un decimo dei casi effettivi di violazione delle norme insider che avvengono sul mercato ogni anno. Non si può quindi che agire in via preventiva cercando di dissuadere quanti abbiano anche solo lontanamente l’intenzione di delinquere mostrando loro l’efficienza dei controlli della Sec (e dell’FBI). Anche le nostre autorità dovrebbero essere meno parche di informazioni quando sanzionano gli intermediari sia in caso di market abuse sia negli altri casi. La pubblicazione di tutto il documento di contestazione e non solo della decisione finale sarebbe utile a tutti per comprendere ciò che costituisce un illecito comportamento. La seconda considerazione riguarda il livello delle persone e delle società coinvolte. Si tratta di società di livello mondiale (Google, McKinsey, Hilton, etc) e di dirigenti tutti di una certa esperienza, di persone affermate, che non hanno bisogno di emergere avendo raggiunto un ottimo livello di carriera. Il market abuse deve quindi essere considerato “istituzionale”, praticato ai massimi livelli, da persone che si rendono perfettamente conto di cosa sia un’informazione privilegiata e quali siano i comportamenti corretti da tenere. Queste persone non sono state fermate né dai codici etici né dai controlli interni né da altre considerazioni. Hanno pensato ad arricchire se stesse e i propri clienti.

L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
in edicola in questi giorni

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