Risparmio, l’Italia ha ancora molta strada da fare in fatto di trasparenza

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di Stefano Fossati 6 Novembre 2019 | 13:30

L’industria del risparmio italiana ha ancora molta strada da fare sul fronte della trasparenza dei prodotti finanziari. E’ la conclusione cui è giunta una ricerca commissionata dalla società di consulenza digitale sugli investimenti Moneyfarm in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano. Il report ha analizzato la qualità delle informative ex post a consuntivo dell’anno 2018, inviate dai principali intermediari finanziari (18 tra i principali) a milioni di investitori italiani (si tratta nello specifico dei rendiconti annuali su costi e oneri sostenuti effettivamente sui loro investimenti che, quest’anno per la prima volta, è stata resa obbligatoria dalla direttiva Mifid2).

In particolare dalla ricerca è emerso che la maggior parte degli intermediari non è riuscita a recepire in toto le indicazioni di Esma e delle associazioni di categoria; molti documenti risultano ancora poco chiari e leggibili. Nessun intermediario si è distinto per tempestività nell’invio dell’informativa ai propri clienti, nonostante la raccomandazione di Esma fosse quella di provvedere “il prima possibile”.

Inoltre solo il 28% dei documenti riporta informazioni focalizzate esclusivamente sui costi, come prescritto dalla normativa; nel 72% dei casi le informazioni sono diluite in rendiconti più lunghi (in media di circa 15 pagine). E solo il 44% dei rendiconti contiene la parola “costi” o “oneri” nell’intestazione; il 56% di questi non è stato quindi chiamato con il proprio nome. ll 94% degli intermediari utilizza termini di non immediata comprensione (come “inducements” o “incentivi”) per comunicare i “pagamenti ricevuti da terze parti”.

Giancarlo Giudici, professore associato della School of Management del Politecnico di Milano e referente scientifico della Ricerca, ha così commentato i risultati: “Anche da questa seconda parte della nostra ricerca emerge che, per quanto riguarda l’Italia, l’industria del risparmio, in questo suo primo test imposto dal Legislatore, non è sempre riuscita a cogliere a pieno le potenzialità derivanti dalla MiFID II a beneficio di tutti. Scopo principale della Direttiva è quello di definire uno standard virtuoso nella comunicazione dei costi per aiutare l’investitore a prendere decisioni di investimento consapevoli; i risultati mostrano che alcuni intermediari sono riusciti meglio di altri nell’obiettivo. Sarà interessante osservare se nei prossimi anni il mercato farà tesoro di queste informazioni. Speriamo nel nostro piccolo di avere contribuito a fornire un utile strumento di auto-valutazione per gli operatori e di verifica della trasparenza delle informazioni ricevute per i risparmiatori”.

Paolo Galvani, presidente e co-fondatore di Moneyfarm, ha aggiunto: “Siamo lieti di aver portato a termine, con l’analisi delle informative ex post, anche la seconda parte di questo importante lavoro con un partner del tutto indipendente del calibro della School of Management del Politecnico di Milano. Ci auguriamo che nei prossimi anni le novità introdotte dalla Direttiva MiFID II possano impattare realmente su tutto il sistema, così da realizzare quella auspicata “rivoluzione copernicana” in ottica di maggiore trasparenza generale, riconoscibilità del valore di indipendenza associato alla consulenza finanziaria e consapevolezza del risparmiatore sugli effettivi costi dei propri investimenti. La trasparenza fa parte del nostro modo di operare da sempre, ed è per questo che abbiamo deciso di supportare questo importante lavoro del Politecnico che ci auguriamo possa diventare un utile strumento per stimolare comportamenti sempre più virtuosi, che dovrebbero essere un benchmark per tutta l’industria”.

La ricerca integrale è disponibile al link moneyfarm.com/it/renditiconto.

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