Eurizon: puntare su azioni e valute, non sulle obbligazioni

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di Stefano Fossati 7 Novembre 2019 | 09:30

Borse in leggero rialzo nell’ultimo mese, a segnare nuovi massimi dell’anno, ma le indicazioni più interessanti sono venute dai mercati obbligazionari. Tassi d’interesse a lunga scadenza invariati in Usa a fronte di tassi a breve in calo. La curva per scadenze americana ha quindi riguadagnato una modesta inclinazione positiva a testimoniare un parziale rientro dei timori di recessione mostrati in estate. Indicazioni simili sono arrivate dai titoli tedeschi. Il tasso sul 10 anni Bund ha proseguito il lento recupero iniziato dai minimi dello scorso settembre. Spread dell’Italia in calo con tassi, però, in leggero rialzo in scia di quelli tedeschi. Il restringimento del differenziale tra i tassi Usa (fermi) ed europei (in rialzo) ha fatto indebolire il dollaro. E’ quanto notano gli analisti di Eurizon.

Il ritorno ad un’inclinazione positiva per la curva dei tassi americani e il rialzo dei tassi governativi tedeschi denotano un minore pessimismo degli investitori obbligazionari rispetto all’estate e sono da legare a un atteggiamento più convintamente accomodante da parte della Fed e ai progressi nei colloqui Usa–Cina sul commercio. D’altro lato le borse, che in estate non avevano condiviso i timori di recessione espressi dai mercati obbligazionari, hanno probabilmente bisogno di più chiari segnali di recupero ciclico per sostenere una vera e propria tendenza rialzista. I dati macro dell’ultimo mese sono stati infatti ancora improntati alla debolezza, con iniziali segnali di contagio dal settore industriale alle imprese non manifatturiere. Gli indicatori del ciclo industriale mostrano una contrazione ormai generalizzata, che riguarda anche gli Usa, e appare in larga parte legata alla frenata del commercio internazionale, a sua volta riflesso della guerra commerciale. La fiducia delle imprese non manifatturiere aveva tenuto finora molto bene, ma le indagini di settembre hanno mostrato un indebolimento sia in Europa, sia in Usa. I livelli sono ancora compatibili con attività in espansione, ma è essenziale che nei prossimi mesi si interrompa la debolezza dell’attività industriale in modo che l’impatto sul resto dell’economia non si aggravi ulteriormente.

A fronte di queste indicazioni di debolezza, la Federal Reserve appare ora più convinta nell’azione di allentamento della politica monetaria, rispetto ai due tagli dei tassi già operati con scarsa convinzione. Nella riunione di ottobre ha infatti annunciato un terzo taglio dei tassi. Ma soprattutto, da metà mese, la banca centrale americana aveva ripreso l’aumento di liquidità a disposizione del sistema (espansione del proprio bilancio) dopo oltre un anno di riduzione.

Non si tratta di una vera e propria ripresa dell’allentamento quantitativo (Qe) perché gli acquisti riguardano solo titoli a breve scadenza e hanno come scopo di allentare le tensioni sul mercato monetario. Le immissioni di liquidità saranno però ampie (60 miliardi di dollari al mese almeno fino a giugno 2020) e più consistenti del nuovo Qe deciso dalla Bce (20 miliardi di euro al mese a partire da novembre).

Indicazioni positive anche dai colloqui Usa–Cina

I dazi che l’amministrazione Trump aveva annunciato per il 15 ottobre 2019 sono stati congelati, in una riedizione della tregua che era stata decisa tra dicembre 2018 e maggio 2019. Si tratta per rinviare anche la partenza dei dazi pervisti per il prossimo 15 dicembre, in modo da proseguire i negoziati per un accordo complessivo. Sono sviluppi ancora interlocutori, ma permettono di allungare l’orizzonte temporale di alcuni mesi e possono risultare utili per creare un clima di maggiore fiducia, evitando un ulteriore rallentamento del commercio mondiale.

Tra gli altri temi di attenzione, dopo gli annunci di settembre la Bce ha esaurito gli spazi di intervento. Draghi lascia al suo successore un piano che coprirà larga parte del 2020. Il principale tema di attenzione dei prossimi mesi sarà l’adattamento degli investitori al registro comunicativo che vorrà adottare il nuovo presidente Christine Lagarde. Altro tema europeo sarà la valutazione delle Leggi di bilancio 2020 da parte della Commissione Ue. Dopo il cambio di governo in Italia, non sembrano esservi particolari motivi di frizione tra i governi nazionali e l’esecutivo UE, che peraltro è ancora quello presieduto da Junker visto che la Commissione Van der Leyen non è ancora completa. Rimane, infine, aperto il capitolo “Brexit”, ma è ormai quasi certamente assodato che sarà evitata una “Hard Brexit/No deal”. A questo punto il prolungarsi dell’incertezza potrebbe avere implicazioni solo sul Regno Unito, con limitati effetti sistemici sul resto dell’Europa.

Punti d’attenzione per lo scenario

Le borse hanno probabilmente bisogno di più chiari segnali di recupero ciclico per sostenere una vera e propria tendenza rialzista. Nei prossimi mesi è quindi essenziale che si interrompa la debolezza dell’attività industriale in modo che l’impatto sul resto dell’economia non si aggravi ulteriormente. Altri temi d’attenzione saranno le decisioni della Fed, l’adattamento degli investitori al registro comunicativo del nuovo presidente della Bce, Christine Lagarde, la valutazione delle Leggi di bilancio 2020 da parte della Commissione Ue.

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