L’high tech americano risplende

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di Redazione 4 Novembre 2009 | 10:00
Incremento delle prese di beneficio sui mercati azionari nell’ultima ottava di contrattazioni. Un risultato che non riflette l’andamento tendenziale delle relazioni trimestrali statunitensi.

di Gerardo Murano

Caterpillar, Apple (nella foto Steve Jobs), Yahoo, Morgan Stanley, McDonald’s e Microsoft sono solo alcune tra le società che hanno riportato un risultato migliore rispetto alle aspettative degli analisti.
In particolare, con la sola eccezione di eBay, è stato confermato l’ottimo stato di salute dell’high tech americano.
Tecnicamente si è accentuato il movimento di reazione al trend primario rialzista di medio termine che riflette l’aumentato scetticismo sulle possibilità di continuazione del movimento rialzista. Il Ftse Mib ha chiuso le contrattazioni a 23.420,56 punti, con una perdita del 3,03% nel corso della settimana da ricondurre principalmente al movimento di storno realizzato da due dei principali operatori bancari del listino UniCredit e Mediobanca.
In entrambi i casi si teme che il peso delle svalutazioni possa appesantire a tal punto l’andamento contabile dell’esercizio corrente da non consentire un’adeguata distribuzione di dividendi. In rosso anche Fondiaria-Sai, con un incremento delle vendite che evidenzia tutte le perplessità degli operatori dopo la presentazione del piano industriale 2009-11, che incorpora una contrazione degli utili per i prossimi anni superiore alle stime di consensus degli ultimi mesi. Clima di cautela anche su Impregilo che resta in attesa della sentenza del tribunale sulla vicenda dei rifiuti napoletani che potrebbe compromettere l’entità del dividendo. In controtendenza rispetto all’andamento del paniere delle blue chip registriamo l’andamento di Atlantia, Campari e Parmalat.
I segnali di forza relativa registrati dalle quotazioni di questi titoli riflettono in parte la componente anticiclica ed in parte le aspettative per risultati trimestrali positivi, che consentano di migliorare i budget previsionali per fine anno e di conseguenza le aspettative della comunità finanziaria.
Le attese per i risultati trimestrali stanno entrando quindi nel vivo delle contrattazioni azionarie determinando un incremento di volatilità attesa anche per il mercato italiano.

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