Le scelte finanziarie delle famiglie italiane

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Avatar di Daniele Tortoriello 13 Novembre 2019 | 08:30

CONSOB ha presentato il Rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie italiane per il 2019 nel quale si indagano il livello di conoscenze finanziarie, le abitudini di investimento e la domanda di consulenza finanziaria delle famiglie italiane, con un focus dedicato agli investimenti socialmente responsabili.

Il Rapporto analizza:

1. macro-trend di ricchezza e risparmio delle famiglie.

Nel 2018 la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane è diminuita, mentre il tasso di risparmio è lievemente cresciuto.

2. caratteristiche socio demografiche e attitudini individuali.

I cambiamenti demografici e la trasformazione digitale vedono l’Italia in una posizione di svantaggio rispetto ai Paesi europei. L’Italia si caratterizza per una struttura della popolazione relativamente più anziana: a fine 2018 il tasso di dipendenza degli individui di età pari o superiore a 65 anni dalla popolazione in età lavorativa (15 – 64 anni) ha raggiunto il 35%. Nel confronto internazionale, l’Italia continua a registrare un divario negativo anche in termini di competenze digitali della popolazione, connotandosi al contempo per un più contenuto utilizzo di internet e dell’e-commerce.

3. competenze finanziarie e attitudine verso il rischio dei decisori finanziari.

Circa i tre quarti dei decisori finanziari sono uomini e le scelte economico-finanziarie risultano condivise con il partner in oltre il 60% dei casi, mentre il dato sale all’80% se si considerano anche altri membri del nucleo famigliare. Oltre ai consueti profili socio-demografici e alla propensione al rischio, l’indagine censisce alcune attitudini psicologiche che possono orientare la percezione e l’assunzione di rischio finanziario da parte degli individui: procrastinazione; financial self-efficacy; ansia finanziaria; ottimismo; fiducia verso gli intermediari finanziari; attitudine a organizzare le proprie scelte secondo l’approccio della contabilità mentale; gambler fallacy. La maggioranza degli italiani si conferma avversa al rischio e avversa alle perdite.

In linea con le rilevazioni degli anni precedenti, la cultura finanziaria delle famiglie italiane si conferma molto contenuta. Il 21% degli intervistati non conosce nessuna delle nozioni di base (inflazione, relazione rischio/rendimento, diversificazione, caratteristiche dei mutui, interesse composto) e delle nozioni avanzate (riferite ai titoli obbligazionari); solo il 12% mostra padronanza di quattro dei sette concetti presentati; solo il 2% definisce correttamente tutte le nozioni.  Gli intervistati indicano l’educazione famigliare come una delle principali fonti della propria cultura finanziaria, insieme a fattori quali interesse personale ed esperienza.

4. abitudini di financial control (pianificazione finanziaria, gestione del budget familiare, indebitamento e risparmio).

Pianificazione e controllo delle scelte finanziarie (cosiddetto financial control) rimangono comportamenti poco diffusi presso le famiglie italiane. Nella gestione delle finanze personali, il 60% non segue una regola precisa mentre la quasi totalità del restante 40% decide definendo in modo sequenziale un obiettivo di spesa alla volta. Solo un terzo degli intervistati ha un piano finanziario e di questi poco meno del 40% ne monitora l’avanzamento in modo dettagliato, annotando le spese. L’attitudine al financial control si associa positivamente a livello di istruzione, conoscenze finanziarie e abilità di calcolo.

5. scelte d’investimento più diffuse e la domanda di consulenza finanziaria da parte degli individui intervistati.

La maggior parte degli intervistati prende le decisioni di investimento in autonomia o con il supporto di famigliari e conoscenti.
Un investitore su due utilizza una sola fonte informativa per prendere decisioni di investimento, preferendo di gran lunga il supporto di un esperto (consulente finanziario o funzionario della banca) alla consultazione in autonomia di documenti informativi sui prodotti come il prospetto. Nelle scelte di investimento, il 20% degli individui si affida a un consulente finanziario o a un gestore che consulta anche in fase di monitoraggio del proprio portafoglio: la propensione a domandare consulenza si associa positivamente a età, ricchezza e fiducia negli intermediari finanziari.

FOCUSGli investimenti sostenibili e socialmente responsabili.
Gli investimenti sostenibili e socialmente responsabili (SRI) sono ancora poco noti. Se il 40% degli intervistati dichiara di averne almeno sentito parlare, solo il 5% si ritiene bene informato. Il potenziale interesse negli SRI dipende anche dalla importanza riconosciuta ai cosiddetti fattori ESG (environmental, social and governance) e, nell’ambito di questi, ai cambiamenti climatici più frequentemente all’attenzione dell’opinione pubblica. L’interesse potenziale negli SRI sfiora il 40% del campione, che nella maggior parte dei casi si dichiara attento ai profili finanziari dell’investimento.

Per approfondire il Rapporto CONSOB si consulti il sito BlueAcademy.

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