Giappone, che cosa succederà dopo il rialzo dell’imposta sui consumi

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di Stefano Fossati 13 Novembre 2019 | 10:00

A cura di Homin Lee, Macro Strategist Asia di Lombard Odier

Il Giappone ce l’ha fatta finalmente. Il 1° ottobre l’imposta sul valore aggiunto è stata alzata dall’8% al 10% su tutti i beni e servizi, fatta eccezione per gli alimenti e le bevande. Si tratta del quarto rialzo dal 1989, che rappresenterà la principale fonte di volatilità per indicatori dei consumi domestici nei prossimi mesi. Lo spostamento nel tempo degli acquisti (il balzo delle vendite al dettaglio di agosto è il risultato di una sostanziale anticipazione degli acquisti) e l’incremento dei prezzi finali eserciteranno un effetto negativo sui consumi, almeno temporaneamente, come già osservato nei precedenti rialzi dell’Iva.

Evidentemente ora i politici dovranno concentrarsi quasi esclusivamente sul contenimento di questi effetti. Abbiamo notato in precedenza che il governo di Abe sembra essere meglio preparato questa volta, con un numero maggiore di esenzioni pratiche, precisi schemi di incentivazione per i consumatori (ad esempio sconti per le operazioni in moneta elettronica) e un supporto fiscale mirato per le famiglie. Qualora siano necessarie ulteriori misure, il partito al governo possiede una maggioranza sufficiente in parlamento per votarle rapidamente. Al contempo, la Banca centrale giapponese ha già indicato che valuterà attivamente degli aggiustamenti della politica monetaria nella riunione di fine ottobre.

La banca centrale giapponese come la Bce

Nessuno degli strumenti attualmente a disposizione della banca centrale risulta però facilmente attuabile dal punto di vista politico. A causa delle sensibilità del G7 (in particolare degli Stati Uniti) non è praticabile effettuare degli acquisti diretti di asset esteri, mentre gli acquisti domestici sono limitati dalla carenza di attività finanziarie disponibili. Questo quadro fa sì che l’opzione più conveniente per la banca centrale giapponese, così come per la Bce, sia un ulteriore taglio dei tassi di interesse negativi abbinato a un sistema di “tiering” delle riserve. Rispetto alla Bce, la Banca centrale giapponese potrebbe dover affrontare un’opposizione più forte da parte del settore bancario, pesantemente insoddisfatto degli effetti che avranno i tassi negativi sul suo business (vedere grafico 8). Il prossimo aggiustamento della politica monetaria potrebbe vedere un superficiale taglio dei tassi di 10 punti base applicato a una parte delle riserve bancarie eccedenti.

La buona notizia per il Giappone è che il contesto politico rimane favorevole a continuare a realizzare l’Abenomics. Dopo la recente vittoria nella camera alta, il primo ministro Abe ha effettuato un rimpasto di governo a favore degli alleati stretti cooptando effettivamente i giovani sfidanti alla sua leadership, consoli-dando così la possibilità di superare la restante parte del mandato e mettere a segno alcuni colpi sul fronte della libertà di commercio, dell’energia nucleare e altre iniziative di riforma. Ciò detto, interessandosi probabilmente del suo lascito a lungo termine, Abe continuerà a cercare l’opportunità per modificare la costituzione del paese. Si tratta di un rischio importante per il ritmo delle riforme a medio termine in Giappone.

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