Caccia all’evasore

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di Giacomo Berdini 5 Novembre 2009 | 16:00
Le Fiamme Gialle scoprono un’associazione a delinquere che ha fatto fatture false per poi nascondere i capitali evasi all’estero. 80 perquisizioni e più di 300 agenti impiegati nell’operazione.

300 milioni di euro. Questo l’ammontare dell’evasione fiscale internazionale che la Guardia di Finanza di Milano ha scoperto dopo aver eseguito 80 perquisizioni in tutta Italia, impegnando oltre 300 militari.

Tutto è iniziato con il sequestro del computer dell’avvocato Fabrizio Pessina di Lugano, Svizzera, arrestato lo scorso febbraio nell’ambito di un’inchiesta su una serie di fatturazioni false e riciclaggio nella bonifica dell’area Santa Giulia, quartiere sud di Milano al centro di interventi di recupero ambientale e oggetto di una grossa operazione immobiliare. A questa operazione è quindi seguito il sequestro della contabilità delle aziende che risultavano censite nel database del computer di Pessina.

I reati imputati alle società sotto osservazione sono: associazione a delinquere, appropriazione indebita, riciclaggio, dichiarazione fraudolenta, con l’aggravante della trans nazionalità.
Secondo gli inquirenti, coordinati dai pm di Milano Laura Pedio e Gaetano Ruta, seppur le società siano distribuite tra Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Sardegna, Umbria, Marche, Campania e Puglia, il gruppo criminale avrebbe base a Milano.
L’associazione criminosa avrebbe dunque fornito costi falsati per società italiane, così da consentire la distrazione di ingenti capitali su conti esteri o rapporti fiduciari. In pratica, si sfruttavano società fantoccio con sede in vari paradisi fiscali, che emettevano fatture false a fronte di prestazioni di servizi inesistenti, in modo da pagare meno imposte in Italia e convogliare i soldi all’estero.

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