Dollaro, troppo pessimismo sulla valuta Usa?

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Avatar di Stefano Fossati 21 Novembre 2019 | 09:30

A cura dal team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management

In linea con la recente ripresa dei dati economici globali, anche gli indici statunitensi hanno evidenziato un miglioramento. Il rapporto sul mercato del lavoro di ottobre ha evidenziato una crescita economica indubbiamente solida a fronte dell’ottimo andamento dell’occupazione nel mese e delle revisioni positive dei dati sui due mesi precedenti. Le indagini evidenziano anche un miglioramento delle prospettive, con la ripresa degli indici del settore dei servizi e il vigoroso rimbalzo degli indicatori anticipatori del settore manifatturiero. Questi progressi, sebbene non rappresentativi dell’eccezionalismo dell’economia statunitense, dovrebbero comunque offrire sostegno al dollaro. Inoltre, lo sviluppo delle attività di estrazione di petrolio e gas di scisto negli Stati Uniti ha prodotto un cambiamento strutturale della bilancia commerciale del settore energetico, trasformando il Paese da importatore netto a esportatore netto. Il saldo delle partite correnti ne ha tratto vantaggio e probabilmente vi saranno ripercussioni positive anche sul dollaro, ma questo aspetto sembra essere sfuggito ai mercati valutari.

Valutazioni quantitative

Il valore reale del dollaro statunitense è vicino ai massimi degli ultimi 50 anni, per questo molti specialisti di strategie valutarie ritengono che sia inevitabilmente destinato a perdere quota in futuro. A nostro parere, le prospettive del biglietto verde sono invece più articolate di quanto questa analisi lasci supporre. A parte i fondamentali, che non giustificano un orientamento negativo, il dollaro offre un margine di extra rendimento interessante rispetto alle altre valute dei Paesi sviluppati. Di conseguenza, non solo il biglietto verde presenta un profilo di carry particolarmente interessante in un contesto economico pieno di incertezze, ma è anche una valuta su cui non conviene assumere posizioni corte.

Fattori tecnici

Per la maggior parte degli ultimi due anni gli investitori hanno mantenuto un posizionamento lungo su questa valuta, ma di recente, a causa dei crescenti timori, sono passati a un orientamento più neutrale. Sul fronte della domanda, con rendimenti che continuano a favorire decisamente il dollaro statunitense (al 12 novembre, i rendimenti dei Treasury decennali battevano quelli dei Bund di uguale durata di oltre il 2%), gli investitori stranieri mantengono una spiccata preferenza per gli attivi denominati in questa valuta. Tuttavia, è importante tenere presente che di norma i flussi non sono stabili. Infatti le ultime elaborazioni del nostro indicatore proprietario dei flussi d’investimento nei fondi segnalano che nella settimana al 4 novembre gli operatori hanno dato preferenza agli attivi in euro.

Cosa significa per gli investitori obbligazionari?

Il presupposto che i tassi di cambio reali effettivi siano sempre stabili sul lungo periodo sta spingendo numerosi operatori a valutare la possibilità di assumere posizioni corte sul dollaro in previsione di una sostanziale flessione della valuta. Tuttavia, a nostro parere queste attese potrebbero andare deluse a causa di una serie di fattori, sia strutturali che di breve termine. La nuova condizione di Paese esportatore di prodotti energetici degli Stati Uniti, unita al miglioramento dell’economia interna e al differenziale di rendimento relativo tuttora allettante, indica che questo probabilmente non è il momento migliore per adottare un posizionamento ribassista sul dollaro statunitense.

Cos’è il Bond Bulletin

Ogni settimana il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management passa in rassegna gli aspetti chiave per gli investitori obbligazionari attraverso il quadro comune della ricerca basata su fattori fondamentali, di valutazione quantitativa e tecnici (Fqt).

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