Vento in poppa per i mercati emergenti: l’analisi di Comgest

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Avatar di Stefano Fossati 21 Novembre 2019 | 12:30

“I mercati emergenti hanno segnato un mese positivo, con una crescita dell’1,8% in euro (+4,2% in dollari). Nella regione prosegue il taglio dei tassi d’interesse, tra gli altri Paesi, in Turchia, Russia, Brasile, Cile e Indonesia. La maggior parte delle economie presenta output gap, dunque appaiono esigue le probabilità di una ripresa dell’attività economica con conseguente aumento dell’inflazione. Allo stesso tempo, diversi Paesi, soprattutto tra le economie sviluppate, si stanno muovendo in direzione di uno stimolo fiscale”. E’ quanto sottolinea Emil Wolter, Gestore del fondo Comgest Growth Emerging Markets di Comgest.

Secondo l’esperto, l’indice Pmi (Purchasing Managers’ Index) suggerisce una ripresa dell’industria manifatturiera globale, mentre le scorte hanno toccato i minimi precedenti, come si è visto nel gennaio 2016. Ciò è positivo per i mercati emergenti e le rispettive valute nei confronti del dollaro. Questo vale anche per il settore IT che è cresciuto in previsione di una ripresa della domanda, in parte grazie al 5G ma anche per i recenti bassi livelli di spesa in conto capitale e la riduzione delle scorte.

Titoli da monitorare

Gli Stati Uniti hanno inserito altre società cinesi attive nel settore dell’intelligenza artificiale alla “Entity List”, esacerbando ulteriormente le tensioni. Tra queste, Hangzhou Hikvision ha confermato che l’impatto sui ricavi e sulle operazioni commerciali sarà limitato, mentre ha accumulato scorte di chip sufficienti per guadagnare tempo al fine di adeguare la catena di approvvigionamento. Le esportazioni verso gli Stati Uniti – dal 7-8% di un anno fa – oggi rappresentano il 5% delle entrate, su un totale delle esportazioni che rendono conto per il 28,5% delle entrate totali. “La nostra analisi suggerisce che l’impatto massimo sugli utili non sarà superiore al 10%”, nota il gestore di Comgest.

A seguito del forte rialzo sperimentato dal mercato azionario indiano a fine settembre dovuto al taglio delle imposte sulle società, in ottobre sono riemersi timori legati alla stretta creditizia nel settore finanziario non-bancario. Il che pone un limite alle prospettive di crescita e sembra incidere negativamente sui consumi. Maruti (gruppo Suzuki) ha registrato risultati superiori alle aspettative (ora basse) ma ancora deboli in un contesto storico. Tuttavia, la debolezza del titolo aumenta l’appeal di questo forte brand, che vanta una quota del 52% sul mercato delle autovetture dove le scorte sono significativamente inferiori alle medie storiche.

Sempre in India, il prezzo del titolo di Infosys è calato a seguito di indiscrezioni a proposito di irregolarità nell’approvazione di grandi operazioni, margini e pressioni per aumentare i profitti di tesoreria oltre a irregolarità contabili. “Abbiamo contattato la società che ha confermato di non aver identificato alcuna prova a sostegno di tali accuse. L’entità ha inoltre avviato un’indagine esterna”, spiega Wolter.

Tsmc ha pubblicato buoni risultati per il terzo trimestre ma, cosa ancora più importante, incrementerà il budget di spesa da 10-11 miliardi a 14-15 miliardi di dollari sia per il 2019 che per il 2020, un segnale positivo.

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