Verso il 2020, sei motivi per essere ottimisti secondo Legg Mason

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Avatar di Stefano Fossati 22 Novembre 2019 | 12:00

“Nel corso dell’ultimo anno, i rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni sono gradualmente diminuiti, con il sentiment degli investitori che è peggiorato a causa del trascinarsi delle tensioni commerciali tra Usa e Cina, che hanno ostacolato la crescita globale. I decisori politici hanno fallito nell’affrontare in modo adeguato le conseguenze di questi eventi, e i rendimenti del Bund tedesco riflettono in parte gli effetti persistenti di questo contesto eccessivamente risk-off. Tuttavia, un anno dopo, l’incertezza sta iniziando a dissiparsi e riteniamo che questo possa aumentare le chance di una sorpresa in positivo nel 2020. Abbiamo raccolto sei fattori che, secondo noi, si rafforzano a vicenda nel produrre – potenzialmente – uno scenario favorevole per l’anno prossimo”. E’ l’analisi sulle prospettive economiche relative al 2020 elaborata da Jack McIntyre, Portfolio Manager di Brandywine Global (affiliata Legg Mason). Ecco i sei fattori che, secondo l’esperto, possono alimentare l’ottimismo.

Commercio Usa-Cina

Continueremo a monitorare i rapporti tra Usa e Cina per capire se ci saranno dei passi in avanti. Policymaker e investitori hanno semplicemente bisogno che la Cina e gli Usa continuino in questa direzione, anche con progressi marginali. Ci potremmo aspettare che uno scenario di maggiore propensione al rischio possa ritornare nel caso in cui i dazi programmati per dicembre non dovessero entrare in vigore.

La politica della Fed

Anche se non possiamo definirlo propriamente come quantitative easing, la Fed ha ripreso l’espansione del bilancio e ha lasciato la porta aperta per futuri tagli di tassi. Dal momento che Powell ha insistito sul fatto che la politica monetaria degli Stati Uniti non stia seguendo una rotta prestabilita, ci aspettiamo una maggiore flessibilità da parte della Fed rispetto nel modo in cui reagirà agli sviluppi del commercio, della crescita globale e interna oltre che all’inflazione.

Politica monetaria globale

Le banche centrali di tutto il mondo si trovano nel bel mezzo di un’ondata di tagli ai tassi per stimolare la crescita economica e l’inflazione. Mentre le banche centrali dei mercati sviluppati potrebbero essere a corto di soluzioni per una politica espansiva, i mercati emergenti hanno spazio in termini di tassi reali e un contesto di inflazione favorevole per continuare ad attuare una politica di allentamento dei tassi.

Stimolo fiscale

Secondo un numero sempre maggiore di esperti, la politica monetaria da sola non sarà sufficiente a stimolare una ripresa della crescita regionale e globale, in particolare se non verranno fatti dei progressi in merito alla disputa commerciale. Sia Christine Lagarde che Mario Draghi in precedenza hanno convocato i membri che si trovano in una situazione di “surplus gemello” (fiscale e commerciale) per implementare lo stimolo fiscale. Ci sono possibilità che la Germania possa approvare un pacchetto di stimolo fiscale? Forse sì. I tassi bassi indicano che i costi per il servizio del debito saranno estremamente bassi. I funzionari dovranno però ragionare su come il costo del servizio del debito o la percentuale di indebitamento totale potrebbero apparire rispetto ai diversi potenziali scenari di crescita del Pil (bassa, moderata o elevata). In ogni caso, sarà difficile per alcuni Paesi – come la Germania – giustificare le spese extra.

Ottimismo globale dei consumatori

Durante la sua conferenza stampa, il presidente della Fed ha anche messo in luce la forza economica delle famiglie americane – una tendenza applicabile anche a livello globale. I salari stanno aumentando per i livelli socioeconomici più bassi, con il mercato del lavoro che diventa più ristretto. I consumatori hanno ancora dei motivi per essere ottimisti. La fiducia dei consumatori sarà di fondamentale importanza se verrà raggiunto un accordo commerciale e il rallentamento della crescita globale raggiungerà un punto di flesso, poiché questi fattori collettivamente potranno incentivare le imprese a ripristinare gli investimenti.

Brexit

Se da una parte l’idea delle elezioni anticipate di dicembre può sembrare un azzardo, dall’altra i negoziati con l’Unione Europea dell’ultimo minuto del primo ministro britannico, Boris Johnson, e il conseguente rinvio della deadline al 31 gennaio 2020 hanno ridotto significativamente la probabilità di una hard Brexit. In questi tre anni di calvario, l’hard Brexit è sempre stato tra i peggiori scenari possibili per i mercati, a nostro parere.

Questi sei fattori hanno la possibilità di diventare catalizzatori positivi nel 2020, sia in caso di realizzazione di un singolo scenario sia nel caso di una combinazione di questi. Guarderemo con attenzione al Bund decennale: qualsiasi accenno di inversione – come quello che in parte sta già avvenendo – potrebbe suggerire che gli investitori stiano cominciando a credere davvero a una sorpresa in positivo nel 2020.

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