Ma lo Scudo non può parare tutti i colpi

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di Redazione 12 Novembre 2009 | 09:40
Brilla l’oro, come non ha mai brillato. È ai massimi, sopra i 1110 dollari l’oncia. Un primato dovuto alla disgrazia del dollaro, mai, a sua volta, così basso.

di Michele D’ Antoni

C’è tutto il discorso dell’oro come bene rifugio che raccontano le televisioni e i commentatori dalla deduzione facile. La realtà è invece ancora più facile. La caduta del valore del dollaro fa sì che l’oro, come gran parte delle commodities, rivendichi il diritto a salvaguardare il proprio potere d’ acquisto. Così il prezzo all’oncia, inevitabilmente, sale. E continuerà a salire fin quando il dollaro continuerà a scendere o a mantenersi basso. In fondo è la stessa strada che sta seguendo il petrolio. Il prezzo del barile è attorno ai 70 dollari: c’è da scommettere che salirà ancora se il dollaro si manterrà così basso. Attenzione però. Non è detto che questo scenario sia un male assoluto: di certo non aiuta la ripresa (il petrolio in salita) ma sicuramente dà una mano ai mercati finanziari. Non a caso Wall Street sta avendo velocità di altri tempi. E anche le borse europee, di concerto, non se la passano affatto male dopo la correzione delle scorse settimane.
In Italia le trimestrali sono andate (in molti casi) oltre le aspettative mentre il mercato ha scontato in anticipo i buoni risultati di Intesa Sanpaolo e UniCredit. Restano i nodi, non banali, di quanto sia vera e forte la ripresa economica e se i suoi effetti negativi si siano già esauriti, e di come si aggiustano i con ti pubblici. I dati Ocse di settimana scorsa spandono ottimismo ma non è detto che gli effetti sull’occupazione siano positivi: tutt’altro, con un’inevitabile incidenza sulla ripresa dei consumi. Il dato sulla produzione industriale di settembre con un sonoro -5,3% la dice più lunga di quanto non si voglia pensare: è vero che sono dati ormai “vecchi”, ossia riferiti a qualche mese fa, ma non è che in questo mese lo scenario sia cambiato di 180 gradi. Un indicatore per tutti: l’allarme delle piccole imprese che producono circa il 95% del pil italiano. Una su tre è sull’orlo di una crisi profonda. In compenso la produzione industriale è aumentata del 4% nel terzo trimestre, rispetto a quello precedente. Quindi si può scommettere sui mercati finanziari che solitamente anticipano i cicli, ma calma con l’ottimismo generalizzato. Tra l’altro l’Italia ha più di un problema: dallo Scudo arriveranno dai 4 ai 5 miliardi ma non basteranno per compensare un eventuale taglio dell’Irap chiesto a gran voce da Confindustria e dalle imprese ma dolorosissimo per le casse statali. Giulio Tremonti sa più di altri quanto lo sia realmente. Ma, essendo un creativo, ha già qualche idea. Per esempio l’oro di Bankitalia…

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