Tutti i rischi di una prolungata politica espansiva

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di Stefano Fossati 28 Novembre 2019 | 14:00

A cura di Wings Partners Sim

Le banche centrali di tutto il mondo si stanno avvicinando alla fine dell’anno con un brivido collettivo dovuto dal comportamento rischioso che le loro politiche a basso tasso di interesse stanno incoraggiando. I policymaker di Bce e Fed sono tra quelli che adottano misure cautelative a fronte di investimenti potenzialmente non sicuri.

Così gli indici azionari mondiali sono sui record, mentre i rendimenti delle obbligazioni sovrane sono talmente bassi da aver spinto i fondi alla ricerca di rendimenti migliori. Momentaneamente la situazione non segnala panico, ma sicuramente un’ansia crescente. Il pericolo è che tale assunzione di rischi ricrei uno sfondo simile a quello precedente la crisi finanziaria globale di un decennio fa.

I tassi di interesse storicamente bassi stanno deformando i mercati. Nel mese di agosto, circa 17 trilioni di dollari di debito globale, un terzo del totale, ha registrato rendimenti negativi. Gli investitori in possesso di un’obbligazione, alla scadenza, potrebbero quindi ricevere meno di quanto non abbiano pagato inizialmente.

Le prossime mosse delle banche centrali

Nonostante le critiche delle banche centrali sugli effetti collaterali, ci sono pochi segnali che lasciano intendere interventi concreti immediati. Effettivamente, i grandi sforzi delle banche centrali per aumentare l’inflazione hanno scaturito un allentamento monetario durante tutto l’anno. Il risultato di questa politica monetaria è una riduzione dei costi del debito sovrano anche in alcune nazioni più rischiose, poiché gli investitori cercano le rimanenti opportunità che offrono un rendimento positivo.

La Fed ha intuito che il prolungamento dei tassi bassi potrebbe incoraggiare maggiormente comportamenti rischiosi e ha cosi iniziato un’attenta valutazione della stabilità finanziaria. Tuttavia la banca centrale americana sembra mantenere una visione più rilassata sull’aumento del mercato azionario rispetto all’ultimo rapporto rilasciato a maggio. Ha affermato infatti che i prezzi elevati delle azioni rispetto agli utili societari sono coerenti con il basso livello dei tassi di interesse.

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