FinecoBank, l’ipotesi Mediobanca non scalda il mercato

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di Stefano Fossati 29 Novembre 2019 | 10:30

FinecoBank sotto i riflettori a Piazza Affari. L’istituto guidato da Alessandro Foti si prepara a modificare introdurre dal prossimo febbraio una remunerazione di 3,95 euro mensili come costo di gestione del conto corrente, azzerabile attraverso bonus mensili collegati alla consistenza degli investimenti di risparmio gestito, di risparmio amministrato, di fondi pensione o polizze assicurative o alle attività di trading, ma non è per questo che l’attenzione degli investitori resta alta.

Secondo indiscrezioni rilanciate dal Sole 24 Ore, l’eventuale aggregazione tra FinecoBank e Mediobanca è uno dei possibili scenari futuri del mondo dell’asset mangement italiano, settore in cui Piazzetta Cuccia ha espresso più volte l’interesse a crescere sia per via organica sia tramite acquisizioni. Una strategia, quest’ultima, che il recente ingresso nel capitale di un azionista come Leonardo Del Vecchio (salito rapidamente al 10% del capitale), che ha auspicato un maggiore attivismo strategico, potrebbe accelerare.

Al momento FinecoBank, uscita dal perimetro di Unicredit, è in cerca di una più definita vocazione strategica: puntare a essere una public company con azionariato diffuso, o cercare un nuovo partner di riferimento con cui condividere un percorso di crescita? Dal punto di vista industriale l’unione delle attività dei due gruppi potrebbe avere senso se FinecoBank riuscisse a integrarsi con Chebanca!, consentendo di far emergere sinergie significative e aumentando la propria potenza di fuoco sul mercato.

Non è però detto che lo scenario si realizzi, se non altro per la valutazione di FinecoBank, che agli 11,47 euro dell’apertura odierna vala 7 miliardi di euro di capitalizzazione, contro i circa 9,1 miliardi di Mediobanca. Valori che sono frutto di multipli (e risultati) molto differenti: FinecoBank ha chiuso lo scorso anno con 244 milioni di utile netto distribuendo un dividendo di 30,3 centesimi di euro per azione, Mediobanca nell’esercizio 2018-2019 ha registrato quasi 864 milioni di utile netto e ha pagato un dividendo di 47 centesimi di euro per azione.

Inoltre FinecoBank tratta oltre 26,8 volte l’utile atteso per l’esercizio in corso (43 centesimi, cui potrebbe corrispondere un dividendo di 32 centesimi), mentre l’istituto guidato da Alberto Nagel (per cui si prevedono 97 centesimi di utile per azione e 52 centesimi di dividendo) non va oltre le 10,5 volte. Così volendo applicare a entrambe uno stesso multiplo un termini di P/E, in assenza di una ulteriore significativa crescita dei risultati di FinecoBank che non dia però corso a un’ulteriore rivalutazione la forbice si potrebbe chiudere solo con un calo delle quotazioni della “preda” e/o una crescita di quelle dell’acquirente.

Non a caso per il momento i titoli non reagiscono positivamente alle ipotesi di stampa (che nel caso di FinecoBank si susseguono da mesi e sono in parte responsabili del +20,4% messo a segno negli ultimi tre mesi), con l’istituto guidato da Foti che oscilla circa mezzo punto sotto i valori di ieri e Piazzetta Cuccia che cede quasi un punto, nonostante ulteriori acquisti segnalati da parte di Ennio Doris (che tramite FinProg Italia ha acquistato nelle sedute del 26 e 27 novembre altre 60 mila azioni per poco più di 600mila euro, dopo aver già effettuato acquisti nelle ultime settimane).

Il giudizio degli analisti su FinecoBank

Per FinecoBank gli analisti tecnici confermano al momento la positività del trend di brevissimo-breve periodo, notando però come il trend stesso appaia perdere forza lasciando aperta l’ipotesi che l’attuale fase di congestione laterale possa terminare con un movimento al rialzo o al ribasso di breve periodo. Anche lo Stocastico e l’indicatore di forza relativa (Rsi) non forniscono indicazioni chiare se l’attuale fase sia un tentativo di uscita rialzista dalla fase di congestione o una fase di incertezza.

Molte strategie rialziste hanno peraltro un livello di stop loss di 11,45 euro che il titolo potrebbe testare in giornata, il che rende incerto l’esito di eventuali operazioni di trading. Se il supporto venisse forato si potrebbe avere un’accelerazione verso gli 11,25 euro prime e gli 11 euro poi, in caso contrario un rimbalzo anche fino agli 11,8-11,9 euro non sarebbe da escludere.

L’andamento in Borsa di FinecoBank negli ultimi 12 mesi

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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