Unicredit: basterà il nuovo piano a far ripartire il titolo?

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di Gianluigi Raimondi 3 Dicembre 2019 | 10:30

Unicredit, il grande giorno è arrivato. Stamane a Londra si tiene la presentazione del nuovo piano strategico 2020-2023 denominato “Team 23”, che prevede una ulteriore cura dimagrante in Europa Occidentale (nell’arco del piano chiuderà il 17% delle filiali in Italia, Germania e Austria, pari a 500 sportelli, oltre al Cib e ad un taglio delle strutture di gruppo, con una riduzione complessiva del 12% della forza lavoro, pari a 8 mila unità) da cui Jean-Pierre Mustier e i suoi manager si attendono, a regime, un miliardo di euro di minori costi all’anno che faranno scendere il totale a 8,6 miliardi l’anno a fine 2023.

Riprenderà allo stesso tempo la crescita nel Centro-Est Europa con costi visti in aumento di 1,6 miliardi l’anno a fine piano rispetto ai livelli di fine 2018. Niente da fare, ancora, sul fronte delle fusioni transfrontaliere che da tempo il mercato si attende (avendo puntato di volta in volta su nomi come Societe Generale o Commerzbank): Mustier ha ribadito che verranno prese in considerazioni solo piccole acquisizioni e non grandi operazioni.

La guidance di Unicredit

A fronte di ricavi poco più che stabili (è prevista una crescita media annua dello 0,8%, a 19,3 miliardi di euro a fine piano), a fronte di tassi che si prevedono ancora vicini ai livelli attuali (Euribor a 3 mesi visto a -0,5% tra i 2019 e il 2022 e a -0,4% a fine 2023), l’utile netto sottostante dovrebbe arrivare a 5 miliardi l’anno, con una crescita media annua pari al 12% e un Rote (Ritorno sul capitale tangibile) sopra l’8% per tutto l’arco del piano. Ciò si dovrebbe tradurre in una restituzione di 8 miliardi di euro agli azionisti nell’arco del piano, di cui 6 miliardi da dividendi e 2 miliardi da buy-back.

Le Npe (esposizione a crediti deteriorati) sono viste in calo da meno di 9 miliardi a fine anno a meno di 5 miliardi a fine 2020, mentre i coefficienti patrimoniali si manterranno ben oltre i requisiti della Bce per tutto il piano. Si ricorda che al 30 settembre Unicredit poteva vantare un Cet1 “fully loaded” pari al 12,6%, un Tier 1 ratio “transitional” del 14,23% e un Total capital ratio “transitional” pari al 17,11%. Dopo lo Srep l’istituto è stato informato dalla Bce di dover mantenere un Cet1 pari almeno al 9,84%, un Tier 1 ratio dell’11,34% e un Total capital ratio del 13,34%.

Unicredit deve inoltre al momento mantenere dei buffer di capitale (che il piano appena presentato prevede siano mantenuti tra il 2% e il 2,5%) dell’1,75% come requisito di Pillar 2, del 2,5% come Capital conservative buffer, dell’1% come G-SIB buffer e dello 0,09% come Countercyclical capital buffer (quest’ultimo viene aggiornato su base trimestrale). Prima della presentazione del piano sul titolo sono arrivate alcune promozioni da parte dei broker, dopo la notizia della cessione dello scioglimento anticipato della joint venture col gruppo Kos che controllava Yapi Kredi e del calo al 31,93% della partecipazione di Unicredit nella banca turca.

I giudizi degli analisti su Unicredit

In particolare Morgan Stanley ha portato la raccomandazione a “overweight” alzando il target price da 14,80 a 15,50 euro, mentre MainFirst a sua volta ha alzato il giudizio a “outperform”, portando il prezzo obiettivo da 13,30 a 13,70 euro per azione. Positiva la reazione del titolo in borsa, dove al momento le quotazioni salgono dell’1,5% circa sfiorando i 12,55 euro per azione con buoni volumi, superiori ai 4,5 milioni dopo la prima ora di contrattazioni. Il consenso su Unicredit si conferma ampiamente positivo con 22 giudizi positivi, tre neutrali e solo uno negativo, per un prezzo obiettivo medio di 14,91 euro.

I multipli di Unicredit

Gli analisti si attendono per l’anno in corso un fatturato di poco inferiore ai 18,7 miliardi e un utile ante imposte di 5,52 miliardi, da cui deriverebbe un utile di 1,83 euro per azione che darebbe la possibilità di distribuire un dividendo di 60 centesimi a titolo. Alle attuali quotazioni Unicredit tratta dunque circa 6,8 volte l’utile per azione atteso.

Il quadro tecnico di Unicredit

L’attesa per la presentazione del nuovo piano industriale aveva mantenuto la banca in trend neutrale di brevissimo e medio/lungo periodo, mentre qualche presa di profitto aveva portato a un trend leggermente negativo a breve che potrebbe ora essere riassorbito.

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

Il trend di Unicredit nel medio termine a Piazza Affari

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