Mirabaud AM: cauti sull’azionario europeo, occhio alle società legate al ciclo Italia

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di Stefano Fossati 5 Dicembre 2019 | 15:00

A cura di David Basola, Responsabile per l’Italia di Mirabaud AM

Continuiamo a prevedere un’evoluzione laterale dei mercati azionari. Infatti, il rallentamento dell’economia globale, l’aumento del protezionismo e le incertezze politiche negli Stati Uniti o nel Regno Unito non sono motivo di ottimismo. I fondamentali dei mercati azionari peraltro non sono molto solidi e, in particolare, la crescita degli utili rimane debole. Tuttavia, ciò è compensato da abbondante liquidità e iniezioni monetarie da parte delle banche centrali, che dovrebbero continuare a sostenere gli asset rischiosi.

Per questi motivi, abbiamo un atteggiamento difensivo per quanto concerne l’azionario europeo. Se da una parte, infatti, abbiamo un ulteriore effetto di stimolo indotto dal nuovo programma di Qe da parte della Bce dall’altro i trend in termini di produzione industriale e competitività europea inducono a una certa cautela. Per questo abbiamo un chiaro sottopeso sui settori ciclici quali finanziari e “oil & gas” sensibili al rallentamento economico, mentre preferiamo settori difensivi come telefonici e consumi di base.

Inoltre abbiamo un sovrappeso verso equipaggiamento biomedicale, settore aerospaziale e difesa. Il settore biomedicale come reazione alla domanda in strutturale aumento per l’allungamento dell’aspettativa di vita accompagnata da sistemi di diagnosi e cure sempre più sofisticati. Il settore aereospaziale e difesa come reazione al livello di allerta per il rischio geo-politico sempre elevato e a un atteggiamento meno incline al libero mercato. In generale in questo contesto preferiamo società stabili e ad alto dividendo.

In Italia continuiamo a preferire societá leader prevalentemente a bassa capitalizzazione dove il trend e il posizionamento sono effetto della domanda globale, evitiamo il più possibile società legate al ciclo “Italia”. Il mercato europeo presenta dei leader indiscussi, società “price maker” e non “taker” e ci concentriamo su queste che siano basate in Scandinavia piuttosto che Francia, Spagna o Italia.

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