Bolla, è stato di allerta

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Si teme lo scoppio di una nuova bolla in Usa, sulla CNBS un analista invita a diffidare dei continui appelli rassicuranti della Federal Reserve.

Avatar di Giacomo Berdini18 novembre 2009 | 09:40

Ormai siamo giunti ad uno stadio vicino alla paranoia per quanto riguarda la politica monetaria.
I continui interventi della Federal Reserve, che tenta di rassicurare il mondo finanziario sull’assenza di rischi bolle, ha invece creato l’effetto contrario, diffondendo paure di un imminente rigonfiamento della bolla inflativa, timori alimentati dalla caduta libera del dollaro e i prezzi in impennata delle materie prime.

Ben Bernanke
, governatore della Fed, ha riferito che “l’istituto sta monitorando da vicino l’andamento dei mercati valutari, perchè il suo obiettivo è alimentare sia la creazione di posti di lavoro che la stabilità dei prezzi”, ma non tutti credono nelle sue affermazioni..
Art Cashin direttore delle operazioni finanziarie di UBS Financial Services, per esempio, ritiene che le dichiarazioni di Bernanke siano un tranello, come dichiarato all’emittente televisiva CNBS.
Il presidente della Federal Reserve di San Francisco, Janet Yellen, ha risposto smentendo la possibilità di alcuna bolla, ma la sua rettifica ha dato la sensazione che tutte queste insolite e ostinate rassicurazioni, vogliano tranquillizzare i mercati sulla soglia di un nuovo scoppio della bolla.

“Non sarebbe la prima volta che le decisioni della Banca Centrale si rivelano deleterie”, ricorda Cashin, “Mantenendo i tassi guida su livelli molto bassi per un periodo prolungato, l’ex presidente della Fed, Alan Greenspan, ha provocato lo scoppio di una bolla”, ha rammentato il direttore di UBS.
Cashin teme quindi che una situazione simile si ripeta, con i tassi di interesse ancora fermi tra lo 0 e lo 0.25%, dove rimarranno ancora per altri trimestri, secondo le previsioni degli analisti.
“Sembra che si stia gonfiando più di una bolla sui mercati”, ha continuato Cashin, “è per questo che la Fed sente la necessità impellente di continuare a negarlo”.

Se il dollaro continua a indebolirsi potrebbe infatti esercitare una pressione inflativa sempre maggiore e si teme che la Fed tenterà di risolvere il problema intervenendo sulle pressioni, anziché  agire direttamente sul dollaro.
Dall’altro lato della medaglia viene però da pensare che i “continui e ostinati” interventi della Fed sulla questione bolla siano anche spinti e motivati da questi ripetuti allarmi con cui, attraverso i mass media, si crea paranoia e si mette in stato d’allerta l’intero mercato statunitense.


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