Benbow (Kames Capital): “Nel 2020 non abbandonare i bond high yield”

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di Gianluigi Raimondi 10 Dicembre 2019 | 12:00

Gli investitori solitamente sono refrattari a un’allocazione su obbligazioni ad alto rendimento, limitandosi a considerare questa fascia come la più rischiosa dello spettro a reddito fisso. E’ una domanda che emerge spesso: perché l’high yield e perché ora?

Questa asset class possiede caratteristiche che la fanno emergere“, afferma Mark Benbow, co-gestore del Kames High Yield Bond Fund di Kames Capital, che di seguito illustra le ragioni.

La prima è la duration che, generalmente, per questa classe di attivi si attesta a 3,4 anni. Scavando un po’ più a fondo, però, si vedrà anche come ci sia ben poca correlazione tra high yield e rischio legato ai tassi di interesse, così come una correlazione prossima allo zero con i Treasury Usa. Questo ha senso dato il basso livello di duration, ma sottolinea anche il fatto che i portafogli high yield sono costituiti da titoli societari sub-investment grade che dovrebbero dipendere maggiormente dall’andamento dei loro fondamentali di business piuttosto che dalla direzione del tasso privo di rischio.

Da questo punto di vista, il credito high yield ha una correlazione maggiore con l’azionario, anche se il confronto tra il ritorno di queste due classi di attivi potrebbe sorprendere. Come si può vedere, l’area ad alto rendimento statunitense ha ottenuto un ritorno pari a circa l’80% di quanto registrato dallo S&P500 negli ultimi 30 anni con meno della metà della volatilità. Lo stesso si nota esaminando gli ultimi 20 anni. Perché l’high yield offre ritorni ponderati per il rischio così solidi nel tempo?

In parte la ragione è piuttosto semplice: i bond arrivano a maturazione, le azioni no. Le obbligazioni, in particolare quelle con una duration corta, possono solo deviare dal valore nominale prima di tornare a convergervi per quella che è la semplice matematica legata a questa asset class. Di conseguenza, in tempi di debolezza, anche essendo fortemente correlato all’azionario, il comparto high yield ha la capacità di stornare molto più velocemente: non fa affidamento sull’espansione o sull’inversione della media dei multipli azionari. Gli investitori, quindi, dovrebbero essere meno preoccupati di quanto conveniente o costosa sembri questa classe di attivi quando la maggior parte dei ritorni derivano dal reddito. L’high yield dovrebbe essere percepito come una solida base sulla quale costruire il proprio portafoglio dato che non ci sono particolari “flessioni” da acquistare.

Un ritorno al “fair value” nell’alto rendimento (misurato come un ritorno alla media dei differenziali degli ultimi 20 anni) risulterebbe in una perdita di capitale intorno al 2%, mentre se si applica lo stesso all’indice S&P500 (tenendo conto della media a 20 anni del multiplo prezzo/utile) la perdita sarebbe del 14%. Questo è il motivo per cui, negli ultimi 30 anni, non si sono mai verificati 2 anni consecutivi di ritorni negativi nel comparto US High Yield; una statistica alquanto notevole.

Volgendo al termine del 2019, e considerando come posizionarsi nel 2020, è bene considerare l’alto rendimento e l’interessante ritorno composto ponderato per il rischio che esso offre.

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