Il quantitive easing della Bce ha destabilizzato le finanze dei piani previdenziali

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Avatar di Stefano Fossati 10 Dicembre 2019 | 14:30

Come misura di crisi, il quantitative easing (Qe) ha funzionato. Tuttavia, secondo un nuovo rapporto pubblicato oggi da Create-Research e Amundi, il primo asset manager europeo, i suoi effetti collaterali non intenzionali hanno minato la sostenibilità finanziaria dei prodotti previdenziali.

Lo studio ha esaminato 153 piani pensionistici con 1.880 miliardi di euro di masse gestite e 38 consulenti previdenziali con 1.400 miliardi di euro di asset sotto la propria consulenza. Il report evidenzia l’impatto realizzato finora dal Qe sui piani pensionistici e come i loro approcci potrebbero cambiare con l’evolversi del Qe.

Il Qe ha creato un’era caratterizzata dalla persistenza di rendimenti bassi, prezzi degli asset gonfiati e deficit insostenibili. I piani previdenziali si stanno quindi adattando a questo contesto finanziario radicalmente nuovo cambiando i loro approcci di asset allocation e i loro modelli di business. Di seguito delineiamo i risultati chiave dell’indagine di quest’anno.

Non vi è dubbio che il Qe abbia apportato molti benefici. Due terzi (67%) degli intervistati concordano che la stabilizzazione dei mercati finanziari dopo il fallimento di Lehman possa essere attribuita al Qe e il 58% afferma che abbia contribuito all’aumento dei rendimenti degli asset più rischiosi. Tuttavia, ci sono ora forti preoccupazioni che il Qe stia esaurendo le proprie forze in tutte le regioni chiave in cui è stato attuato dopo la crisi.

La stragrande maggioranza degli intervistati (quasi l’80%) concorda sul fatto che il Qe abbia gonfiato inesorabilmente il debito globale e gettato i semi della prossima crisi. Due terzi degli intervistati concordano sul fatto che il Qe abbia inoltre gonfiato eccessivamente le passività degli strumenti previdenziali a causa dei tassi di interesse pari a zero, mentre la metà afferma che i governi abbiano usato il Qe come scusa per ricadere in riforme favorevoli alla crescita dell’offerta.

Tre possibili percorsi per sostenere i piani pensionistici

I piani pensionistici si aspettano di entrare nella prossima recessione con le loro finanze più deboli che mai – attualmente solo un terzo (33%) ha un flusso di cassa positivo e due quinti (40%) ne hanno uno negativo. Di conseguenza, la loro propensione al rischio sta diminuendo e la preservazione del capitale è una priorità. Sono stati identificati tre percorsi per aiutare i piani pensionistici a evitare grave perdite nei lori portafogli in caso di calo dei mercati e per conservare il loro capitale. Il primo cerca un maggiore allineamento temporale tra asset allocation e profilo di scadenza delle passività pensionistiche, come citato da quasi 9 ogni 10 intervistati. Il secondo considera la gestione della liquidità come lo strumento principale per la gestione del rischio (62%) e il terzo consiste nella gestione della duration (37%), con particolare attenzione agli asset sottovalutati lungo la curva dei rendimenti (37%).

Finché il Qe durerà, la maggioranza degli intervistati (58%) afferma che ciò supporterà le azioni. L’asset class offre un approccio difensivo e un buon rendimento in un momento in cui i prodotti previdenziali avanzano in un territorio caratterizzato da flussi di cassa negativi a causa dell’invecchiamento dei sottoscrittori. Azioni globali, statunitensi, europee e dei mercati emergenti risultano favorite.

Il ribilanciamento periodico dei portafogli favorirà i cd. private market asset progettati per offrire rendimenti assoluti decorrelati. In cima alla lista ci saranno infrastrutture (51%), immobiliare (46%), credito alternativo (44%) e private equity (42%).

I piani previdenziali si stanno orientando verso gli asset dei mercati emergenti per capitalizzare le loro dinamiche di crescita a lungo termine. All’interno di questo universo d’investimento, sono favorite le azioni (38%), seguite a breve distanza dai titoli di stato (36%) e dalle obbligazioni corporate investment grade dei mercati emergenti (33%).

Due terzi degli intervistati considerano la minimizzazione dei costi una fonte chiave di sovraperformance. Pertanto, stanno aumentando la quota dei fondi passivi come alternativa a basso costo nei loro portafogli core e stanno negoziando commissioni più basse per i fondi attivi. Poiché il Qe ha accantonato gran parte della saggezza degli investimenti convenzionali, i consigli di amministrazione devono effettuare scelte impegnative senza i normali strumenti di navigazione. Pertanto, una forte conoscenza degli investimenti da parte dei membri dei consigli di amministrazione dei fondi pensione (59%), una squadra di professionisti esperti (53%) e una struttura di governance agile (44%) sembrano avere un grande impatto sui rendimenti dei portafogli.

“Il quantitative easing ha causato un calo dei rendimenti e ha minato le finanze dei piani previdenziali. Essendo così profondamente radicato nella psiche degli investitori, sarà molto difficile liberarsi del Qe senza un’enorme volatilità di mercato”, commenta Amin Rajan di Create-Research, che ha guidato il progetto.

E secondo Pascal Blanqué, Group Chief Investment Officer di Amundi, “i piani previdenziali si trovano ad affrontare una serie di sfide in questo contesto post Qe. A causa dell’aumento della volatilità e del calo dei mercati, gestione della liquidità e preservazione del capitale sono diventati fondamentali per i piani previdenziali.”

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