Tassi di interesse negativi, la colpa non è solo delle banche centrali

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Avatar di Stefano Fossati 10 Dicembre 2019 | 13:00

I rendimenti delle obbligazioni sovrane dell’Eurozona sono aumentati dai minimi registrati ad agosto, ma rimangono fermamente in territorio negativo. In questo contesto, per trovare un titolo con un rendimento positivo è necessario investire a lungo termine o essere disposti a correre qualche rischio di credito.

Molto spesso, la gente incolpa le banche centrali per il diffuso dilemma sul tema del risparmio, in particolare la Bce. Al contrario Philip R. Lane, membro del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, ha fornito una serie di spiegazioni sul contesto dei bassi rendimenti. In un recente discorso, Lane ha citato il tasso di crescita potenziale in calo, i dati demografici e una maggiore esigenza di investimenti sicuri e stabili come ragioni che hanno portato a un ” calo del tasso di interesse naturale”.

Dws, nella sua “Chart of the Week”, offre una spiegazione diversa sul basso livello dei rendimenti obbligazionari. Ascoltando molti dibattiti, soprattutto in Germania, il risparmio è considerato una virtù, mentre il prestito è visto come un difetto. Troppo spesso si dimentica la logica alla base della generazione dei tassi di interesse: i risparmiatori prestano i loro risparmi a chi chiede denaro (in genere una società), che quindi fa un investimento nell’economia reale (ad esempio costruendo un impianto), che genera un rendimento. Parte di tale ritorno viene quindi restituita al risparmiatore.

Se il settore privato non può o forse non vuole prestare, come sembra stia avvenendo in gran parte dell’Eurozona, si potrebbe anche sostenere che i ministri delle finanze dovrebbero intervenire. Ma non mancano le difficoltà. Quando in passato molti di quelli che prendevano in prestito denaro ne abusavano, gli esperti, in particolare quelli tedeschi, continuavano a tenere conferenze a livello mondiale sui meriti del risparmio. Le stesse persone a volte invitano a usare prudenza quando si tratta di assumere nuovi debiti.

Molte persone sembrano aver ascoltato. Quindi, l’Eurozona ora gestisce un surplus di risparmio di oltre 300 miliardi di euro all’anno, osserva Oliver Eichmann, Head Fixed Income Rates Emea di Dws. Confrontando il saldo dei conti correnti nell’Eurozona, ovvero il rovescio della medaglia del risparmio, con i rendimenti reali si può notare una correlazione sbalorditiva, come dimostra la “Chart of the Week”.

Da questo punto di vista, la domanda non è se la Bce aumenterà nuovamente i tassi, ma come creare un contesto in cui le imprese siano disposte a investire, ottenendo così un rendimento da trasferire in parte ai creditori. Questo è qualcosa che la politica monetaria non può fare da sola.

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