Cassettisti, occhio al premio finto

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di Redazione 20 Novembre 2009 | 11:00
Molti lo hanno definito “premio cassettisti”, ma c’è anche chi lo considera una specchio per allodole.

di Francesco D’Arco

 La norma inserita dal Governo all’interno della direttiva europea sui diritti degli azionisti e che offre alle società quotate la possibilità di inserire nei propri statuti un’opzione per pagare una extracedola del 10% a chi possiede una partecipazione inferiore al 2% del capitale, a patto che detenga le azioni in portafoglio almeno per 12 mesi consecutivi, non sembra aver entusiasmato tutti.
E sicuramente, tra i suoi fans, non c’è Bruno Tabacci, recentemente nominato presidente del Conapa, Associazione dei piccoli azionisti.
“Quella norma si muove sul terreno della furbizia” chiarisce subito a Soldi il politico. “A prima vista sembra che si voglia dare un riconoscimento agli azionisti stabili ma, in verità, siamo di fronte a un provvedimento che premia l’individualismo e frena l’organizzazione dei movimenti dei piccoli azionisti”.
E, come neo-presidente del Conapa, Tabacci invita il governo
a perseguire una via che conduca a “rifondare sul terreno culturale il mercato finanziario” partendo anche dai piccoli azionisti che devono “essere messi in condizione di potersi organizzare”, cosa che oggi non avviene. E questa norma potrebbe diventare un ulteriore ostacolo dal momento che prevede la “remunerazione dell’individualità dell’azionista”.
Per questo Tabacci assicura che, come presidente del Conapa, prima ancora che come promotore del movimento politico Alleanza per l’Italia, è pronto a parlare di fronte alle “commissioni finanza di Camera e Senato, oltre che con le autorità indipendenti (Bankitalia e Consob, ndr) che provvedono al corretto funzionamento dei gruppi quotati, per sensibilizzarli alle problematiche dei piccoli azionisti che hanno pagato, in questi anni di crisi, sulla loro ‘pelle’ il panico e gli abusi del mercato”.
Questo è quello che si deve fare e questa è la via che Bruno Tabacci intende perseguire anche con l’obiettivo di allargare la base associativa del Conapa.
“Oggi le realtà legate al Conapa sono 9, stiamo quindi parlando di una piccola associazione in un universo caratterizzato da milioni di piccoli azionisti che vogliono e devono far sentire la loro voce” chiosa l’ex-Udc. “Questi investitori devono poter incidere sulla struttura dei consigli di amministrazione, all’interno dei quali è neccessaria una maggiore trasparenza e indipendenza. Ma questo deve avvenire tramite lo sviluppo della cultura della legalità”.
E tutto questo si traduce in una riscrittura delle regole ma anche nel rispetto delle regole già esistenti. “Le norme ci sono, ma c’è una scarsa propensione a rispettarle” sottolinea il politico. “I regolatori si sono dimostrati spesso molto comprensivi nei confronti delle interpretazioni dei regolati”. Agevolando di riflesso certe disfunzioni del sistema che hanno avuto tra i loro effetti una forte perdita di rendimenti per i piccoli azionisti esposti a rischi sempre più elevati.
“Il mercato gli ha usati senza metterli in condizione di potersi opporre a comportamenti che causavano delle perdite per questi investitori” chiosa Tabacci. E il tutto senza possibilità di ribellione dal lato dei piccoli azionisti.
Certo è che la nomina a presidente del Conapa arriva in un momento in cui il sistema finanziario è maggiormente dominato dalla sfiducia. Sfiducia e malcontento che rende appetibile il premio cassettisti promosso dal governo.

L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
in edicola in questi giorni

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