Tornano gli utili, ma attenzione alle elezioni Usa. L’outlook 2020 di Fidelity International

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di Stefano Fossati 11 Dicembre 2019 | 15:00

Dopo un anno di rinnovata espansione delle politiche monetarie e nonostante gli effetti della guerra commerciale, i Cio di Fidelity International prevedono che il mondo riuscirà a evitare una recessione globale nel 2020. Le previsioni sugli utili stanno migliorando, anche se le elezioni americane rimangono un rischio elevato.

Nel 2020 torneranno gli utili

“Nel 2019, dopo un periodo difficile segnato dall’inasprimento della politica monetaria della Fed e dal rallentamento degli utili, i mercati azionari hanno rimbalzato”, spiega Romain Boscher, Global Cio Equities di Fidelity International. “Mentre il settore industriale è scivolato in recessione, la sua minore rilevanza sul Pil globale e la costante solidità dei consumi statunitensi ci inducono a prevedere un soft landing dell’economia globale nel 2020. Gli utili potrebbero toccare i minimi per poi riprendersi: dopo un 2019 piatto, nel 2020 la crescita degli utili dovrebbe attestarsi intorno all’8%”.

Secondo Boscher, “i tassi di interesse dovrebbero restare bassi e non è escluso che scendano ulteriormente. Dopo i considerevoli deflussi dai mercati azionari osservati nel 2019, per il 2020 ci aspettiamo una ripresa, soprattutto perché i tassi rimarranno bassi e gli investitori – a corto di reddito – saranno attratti dai rendimenti”.

Possibile ripresa dei value, ma i finanziari restano in difficoltà

“Se la crescita dovesse recuperare terreno nel 2020, i titoli ciclici e value, trascurati in passato, potrebbero tornare in auge, a eccezione delle banche. Il pricing della relativa materia prima – ossia i tassi di interesse – rimarrà estremamente basso e non è escluso che scenda ancora”, continua Boscher.

Il motto per il 2020: politica fiscale in primo piano

“Con le banche centrali ormai prive di strumenti per stimolare la crescita, ci aspettiamo che l’attenzione sia puntata sulla politica fiscale. Il mio motto per il 2020 sarà: la politica fiscale in primo piano (o ‘Fmi’, in omaggio all’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, che ha invocato un’espansione fiscale). Stiamo probabilmente sottostimando il margine di manovra fiscale di Cina e Stati Uniti, mentre le banche centrali in Giappone ed Europa stanno spingendo i propri governi ad aumentare la spesa”, conclude Boscher.

Nessuna recessione nel 2020, ma attenzione all’inflazione

“Per la prima volta dalla crisi finanziaria, nel 2019 le banche centrali sono tornate ad allentare in maniera sincronizzata. Riteniamo che questo trend proseguirà nel 2020, in quanto le banche centrali stanno mettendo in campo tutti gli strumenti a loro disposizione per stimolare la crescita ed evitare una recessione vera e propria”, commenta Steve Ellis, Global Cio Fixed Income. “Con i rendimenti core che potrebbero rimanere bassi – i Treasury a 10 anni al di sotto del 2% – ci aspettiamo ulteriori afflussi nelle aree del comparto obbligazionario che offrono rendimenti più interessanti. I rendimenti del segmento difensivo degli investment grade sono già ridotti, pertanto riteniamo che gli investitori cercheranno di diversificare in aree che offrono rendimenti più elevati come il debito dei mercati emergenti”.

La recessione è un rischio, ma sarà evitata nel 2020

“Il principale rischio per il 2020 è che la politica delle banche centrali non riesca a dare slancio alla crescita, i governi riducano gli incentivi fiscali e l’economia globale entri in recessione. Pensiamo che la recessione sarà scongiurata a fronte di un soft landing dell’economia globale. Tuttavia, in caso di recessione degli Stati Uniti, il rischio di default potrebbe salire e la solidità dei bilanci diventerebbe ancora più importante”, spiega Ellis.

“Un altro importante rischio per i mercati sarà l’esito delle elezioni americane. Qualora Elizabeth Warren fosse scelta come candidato Democratico e Donald Trump fosse condannato per impeachment, le quotazioni delle azioni americane potrebbero subire un duro colpo”.

Il pessimismo del mercato rispetto all’inflazione è eccessivo

“Dopo diversi anni al di sotto del target, l’inflazione potrebbe risalire in qualche misura a partire dal 2020. A nostro parere – prosegue Ellis – il mercato è eccessivamente pessimista rispetto all’inflazione, con i breakeven globali che negoziano a sconto rispetto all’inflazione core. Fa eccezione il Regno Unito, dove le aspettative sull’inflazione risentono dell’andamento della sterlina e delle notizie legate a Brexit. Mentre le stime di consensus per l’inflazione americana nel 2020 sono pari al 2,1%, la nostra stima si avvicina al 2,5%, guidata dalla crescente pressione sui salari in un contesto di disoccupazione storicamente ridotta e della solidità dei consumi americani”.

La resa dei conti

“La resa dei conti è vicina, indipendentemente dal fatto che il ciclo inverta la rotta o prosegua fino alle elezioni americane. Mentre il 2019 si è concentrato sulle trattative commerciali tra Cina e Stati Uniti, Brexit e rinnovati stimoli monetari, il 2020 potrebbe rappresentare un punto di inversione per utili e liquidità”, sottolinea Andrew McCaffery, Global Cio Alternatives and Solutions. “Le preoccupazioni delle aziende circa l’indebitamento non faranno che aumentare se dovesse avvicinarsi la possibilità di una vittoria dei Democratici alle elezioni americane e le banche centrali potrebbero avere poco margine per contrastare queste dinamiche di fine ciclo. Se a fronte di ciò, il dollaro Usa dovesse indebolirsi, questa potrebbe rivelarsi una buona opportunità per gli asset non statunitensi”.

Rischio elezioni Usa

Secondo McCaffery, “il grande rischio per gli investitori nel 2020 è che Elizabeth Warren venga scelta come candidata dei Democratici e che i mercati accusino un arretramento a fronte dei primi segnali di deterioramento delle condizioni della liquidità. Anche il capitale privato potrebbe essere nel mirino di Warren, dato il focus sulle imposte delle imprese. Mentre i consumatori statunitensi sono riusciti a evitare una recessione dell’economia nel 2019, alcuni segnali indicano che l’occupazione potrebbe essere vicina a un massimo. Le offerte di nuovi posti di lavoro sono state negative nel 2019 e potrebbero restarlo nel 2020. Se i consumatori, così come le aziende, iniziano a prevedere un aumento delle tasse, i consumi potrebbero frenare bruscamente. Se dovesse registrarsi una rotazione, potrebbero aumentare le opportunità al di fuori degli Stati Uniti, in particolare sui mercati emergenti e sull’Europa. Anche gli sviluppi in termini di corporate governance registrati in Giappone sono interessanti. Per la prima volta in 20 anni, il recente aumento delle tasse potrebbe migliorare le condizioni per gli investitori”.

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