Tiscali è una penny stock

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di Redazione 23 Novembre 2009 | 10:00
Passato pericolo per Tiscali, ma il futuro resta ancora pieno di incognite. Dopo il successo dell’aumento di capitale da 180 milioni di euro, e grazie anche alla (s)vendita di Tiscali Uk, il piano di salvataggio è andato in porto.

di Camilla Gaiaschi

 E con il ritorno di Renato Soru (che la scorsa settimana è stato nominato presidente e ad al posto di Mario Rosso), e quello all’utile delle attività italiane del gruppo (le uniche rimaste dopo la cessione di quelle inglesi), per Tiscali il vento sembra aver cambiato direzione. Secondo gli analisti, però, è presto per cantare vittoria e la prudenza resta d’obbligo. Al 30 settembre 2009, la situazione finanziaria è scesa a 413,5 milioni di euro (da 600 milioni pre-ristrutturazione) e questo grazie ai 200 milioni frutto della vendita degli asset britannici. Il dato però non tiene conto degli effetti dell’aumento di capitale: ai 180 milioni raccolti sul mercato, bisogna aggiungere i 43 milioni di euro di debito che le banche creditrici (Jp Morgan e Intesa) hanno automaticamente stralciato in virtù dell’accordo quadro siglato lo scorso maggio. Pro forma il debito è pertanto sceso a 200 milioni di euro (di cui 158,5 quello bancario) e potrebbe scendere di ulteriori 40 nel caso in cui Tiscali riuscisse a svincolare l’escrow (conto vincolato) posto a garanzia della cessione delle attività britanniche. Si tratta certamente di un buon risultato: in pochi mesi la società è riuscita a ridurre di un terzo il proprio debito, in linea con gli obiettivi del piano. L’operazione è costata però molto cara: una minusvalenza “monstre” da 365 milioni di euro sulla cessione di Tiscali Uk (che ha comportato, assieme a 50 milioni di oneri sul debito pre-ristrutturazione, un risultato netto negativo di 418 milioni di euro al 30 settembre 2009) e una drastica riduzione della capitalizzazione dovuta ad un aumento volutamente “cheap” (a 0,01 euro per azione). Così, se prima dell’aumento il titolo valeva 0,27 euro, ora ne vale 0,17 (ma si tratta di un effetto ottico: senza il raggruppamento delle azioni, contemporaneo all’aumento e avvenuto con un rapporto di 1 a 10, l’azione varrebbe ora 0,017 euro). Tiscali, insomma, è “quasi” un penny stock, con buona pace per chi l’aveva in carico a prezzi ben più elevati. Dal conto economico giunge qualche segnale incoraggiante: i ricavi sono scesi del 9,6% a 221,6 milioni (in linea con le attese), ma cresce il numero di clienti (+36.000 quelli adsl nei soli mesi di settembre e ottobre) e si riducono i costi operativi. L’ebitda è così salito del +14,8% a 69,9 milioni di euro, mentre Tiscali Italia è tornata a macinare utili (10,5 milioni di euro al 30 settembre 2009, rispetto al rosso di 14,6 dello scorso anno). Il cash flow, tuttavia, è di appena 3,8 milioni di euro in nove mesi. Secondo l’ultimo report di Banca Akros, che dopo i conti ha promosso il titolo da sell a buy e alzato il target price a 0,17 da 0,13 euro, “l’incoraggiante trend di acquisizione di nuovi clienti nel terzo trimestre non si è ancora ovviamente tradotto in una performance finanziaria positiva, tuttavia il rallentamento del tasso di flessione è rassicurante”.

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