Scudo – In 4500 sotto assedio a Montecarlo

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di Giacomo Berdini 23 Novembre 2009 | 10:30
L’Agenzia delle Entrate va a caccia delle residenze di comodo all’estero, e ne emerge un elenco di 30 mila indiziati. Nella lista nomi di spicco della finanza e dello spettacolo.

Sono oltre 30 mila gli italiani al centro della campagna di verifiche individuali avviata dall’Agenzia delle Entrate con l’obiettivo di favorire l’adesione allo scudo fiscale.
Nel mirino delle autorità sono inquadrati tutti i soggetti che si presentano come residenti in uno Stato straniero a tassazione bassa o nulla, ma che effettivamente non risultano in possesso di interessi economici oltreconfine.

Già nell’ottobre scorso l’Agenzia delle Entrate aveva diffuso un primo dato grezzo su 29.158 italiani che figurano residenti in uno dei 54 Stati considerati “a fiscalità privilegiata “ ma, in queste settimane grazie all’incrocio dei dati in possesso degli uffici tributari con quelli delle banche,  sono emerse informazioni su 4.648 italiani di Montecarlo, 3.553 dell’Uruguay, 1.262 del Liechtenstein, 925 delle Bermuda e altre migliaia sparsi tra atolli e nazioni esentasse.
Una prima scrematura ha già quasi dimezzato i sospettati di San Marino, il cui numero era accresciuto da problemi informatici, in compenso le istruttorie si sono allargate a Stati non compresi nelle liste nere o grigie previste dai trattati internazionali, ma comunque attraenti per chi avesse voluto approntare convenienti residenze fittizie.

Il risultato è un elenco, per il momento provvisorio, di oltre 30 mila verifiche fiscali in corso, di cui sono incaricate le sedi territoriali dell’Agenzia. Dopo le polemiche suscitate dall’invio di 40 mila avvisi destinati ai cittadini rientrati in Italia, ora le istruzioni impongono di concentrarsi sui casi di quei soggetti concretamente sospettabili di nascondere ricchezze dietro residenze di comodo.
Negli elenchi del ministero pare compaiano centinaia di nomi di spicco dell’economia, ma anche dello sport e dello spettacolo.
Le nuove verifiche puntano soprattutto ai paradisi fiscali più vicini, e ad ogni contribuente sarà data opportunità di fornire al fisco di propria sponte tutta la documentazione atta a provare di aver prodotto effettivamente redditi all’estero. O, al contrario, di aver correttamente pagato i tributi al fisco italiano.

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