Strategie di investimento, focus sull’azionario europeo ed emergente

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di Stefano Fossati 18 Dicembre 2019 | 12:00

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory e Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management

L’esito delle elezioni in Uk (solida maggioranza per Boris Johnson) e l’accordo tra Usa e Cina sul commercio rappresentano evoluzioni positive per gli investitori: tale risultato, che era sostanzialmente atteso, permette di scongiurare il rischio di coda almeno sull’orizzonte temporale dei prossimi 2-3 mesi. Il rally azionario degli ultimi due mesi (Msci World oltre +10% da inizio ottobre) incorpora sicuramente un ridimensionamento nella percezione di questi rischi e una stabilizzazione dei dati macroeconomici (minori rischi di recessione).

Per quanto riguarda la macro, il miglioramento ha riguardato l’area emergente e l’Europa (stabilizzazione dei Pmi, indicatori anticipatori della crescita in miglioramento) mentre i dati Usa segnalano una delusione sull’indice Ism (sia manifatturiero sia dei servizi). Consumi interni e dati sull’occupazione restano comunque solidi.

Sul lato delle banche centrali, è interessante il primo intervento (forse programmatico) di Christine Lagarde, che mette l’enfasi sulla necessità di politiche di bilancio più coraggiose in Europa, mentre in Germania un cambio alla guida della Spd (partner di minoranza) può condurre a una maggiore propensione allo stimolo fiscale. La Fed, nel corso del meeting di dicembre, ha mantenuto i propri tassi invariati; sul fronte accademico, segnaliamo l’intervento del governatore Brainard la quale allude, fra le altre possibili, a una strategia futura della Fed di controllo della curva obbligazionaria (in forma simile alla BoJ). L’atteggiamento delle banche centrali permane quello di fornire sostegno, utilizzando, laddove necessario (come sta avvenendo anche negli Usa in concomitanza con le scadenze di fine anno), generose iniezioni di liquidità.

Sul fronte del posizionamento, gli investitori, nel corso del 2019, hanno preferito sovrappesare cash e obbligazioni trascurando per buona parte dell’anno l’allocazione azionaria: il venir meno dei rischi di coda sopra menzionati potrebbe far partire nel 2020 una nuova fase di riallocazione verso gli attivi azionari soprattutto per quei settori e mercati maggiormente correlati al ciclo economico: in tale senso riteniamo che i mercati emergenti e l’Europa possano offrire buone opportunità di sovra-performance rispetto agli Usa nel corso dell’anno a venire.

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