Il ciclo decennale e il Dow Jones

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Avatar di Gianluigi Raimondi 18 Dicembre 2019 | 17:00

A cura di David McMinn, ricercatore indipendente, per Siat Magazine

Il ciclo decennale relativo alle azioni americane venne presentato per la prima volta da Edgar Lawrence Smith nel 1939. Egli studiò i trend storici a partire dal 1880 individuando un pattern decennale sugli scambi del New York stock exchange. Il suo approccio si difese bene nei decenni successivi, nonostante i radicali cambiamenti tecnologici, le nuove regolamentazioni, i differenti livelli di reddito, i cambiamenti nel trading ecc. che hanno colpito il mercato.

Gli anni che terminano con determinate cifre solitamente presentano risultati di mercato simili e tale caratteristica ha continuato a presentarsi durante gli ultimi 130 anni: – gli anni che terminano con 1 e 2 vedono tipicamente nel DJIA minimi di mercato. Alcuni tra i più notevoli minimi del XX secolo si sono verificati nel 1911, 1921, 1932, 1942, 1962, 1982 e 2002. – gli anni che terminano con 3 e 4 sono generalmente buoni per il DJIA con prezzi in ascesa, sebbene in alcuni anni tale pattern non si sia verificato. Si sono verificati minimi significativi nel 1893, 1903, 1914, 1934 e 1974. – gli anni che terminano con 5 sono stati definiti “gli anni dell’ascesa”.

Praticamente tutti le annualità in questione sono state caratterizzate da mercati in salita. – gli anni che terminano con 6 e 7 vedono solitamente il formarsi di picchi di mercato seguiti dalle fasi iniziali dei bear market (1886, 1897, 1906, 1937, 1946, 1956, 1966, 1976, 1987, 1997 e 2007). Le crisi si sono spesso manifestate durante l’autunno degli anni terminanti con il 7 (1907, 1917, 1937, 1957, 1987 e 2007). – gli anni che terminano con 8 sono generalmente buoni per i mercati, pur con delle eccezioni come nel 1948, 2008 e 2018. – gli anni che terminano con 9 e 0 vedono il DJIA fare dei picchi seguiti da bear market (1890, 1899, 1909, 1919, 1929, 1939, 1969, 1990 e 2000).

Queste annualità sono inoltre spesso sconvolte da importanti terremoti finanziari. Il ciclo decennale può essere usato in modo efficiente per investimenti di lungo periodo nel mercato azionario. Secondo Richard W. Miller (2004): “se un investitore fosse stato fuori dal mercato all’inizio degli anni ‘0’ per entrare sullo S&P 500 il 30 giugno degli anni ‘2’, uscendone poi dall’agosto all’ottobre degli anni ‘7’ ed entrarvi nuovamente fino alla fine degli anni ‘9’ il valore di $1 investito nel 1900 sarebbe cresciuto fino a $6660,86 nel 2002, mentre $1 “full invested” nello stesso periodo sarebbe cresciuto solo fino a $148.41. La conoscenza del ciclo dei dieci anni avrebbe dunque prodotto un ritorno 44.9 volte superiore a quello del mercato”.

Dal momento della pubblicazione dello studio il mercato azionario americano è cresciuto fino a un massimo nell’ottobre 2007, per poi collassare fino ai minimi di marzo 2009. Tale comportamento è stato atipico, in quanto gli anni che terminano con -8 sono generalmente considerati positivi per i mercati. Anche le correzioni del 2001 e 2010 sono state atipiche in quanto due fasi di bear market si manifestano solitamente solo nei primi anni di ogni nuova decade.

Non ci fu alcun bear market iniziato negli anni che terminano con 6 o 7 negli anni ’10 del XXI secolo, con correzioni significative solo nelle fasi iniziali e finali del 2018. Gli orari solari e lunari sono stati settati a mezzogiorno ora di New York, ignorando l’ora legale. La posizione eclittica del sole e della luna è stata indicata come E° mentre l’angolo tra i due luminari (fase lunare) è stato indicato come A°; questo per evitare che si confondessero i due concetti. Chiameremo “cali AOD” o “salite AOD” (annual one-day) i movimenti (su base giornaliera) maggiori in termini percentuali che si sono verificati in un dato anno sull’indice Dow Jones Industrials, considerando ogni annualità a partire dal 1° Marzo. I “cali AOD” e le “salite AOD” rappresentano dunque i maggiori movimenti su base giornaliera riscontrati in un determinato anno.

Anni che terminano con zero

Nella tabella 1 vengono mostrati i principali bear market avvenuti negli anni che terminano con 9 e con 0 (zero). Si tratta di un dei pattern più affidabili e mostra ben nove bear market e quattro correzioni.

Tabella 1: Bear market durante le annualità che terminano con 9 e con 0

Per quanto riguarda gli anni che terminano con 0, le correzioni AOD dell’indice Dow (superiori a -2.5%) si sono manifestate quasi sempre nei cinque mesi successivi al 15 marzo (si veda la tabella 2), con una sola eccezione nel 1960.

Tabella 2: Correzioni AOD dell’indice Dow egli anni che terminano con 0 *

Tabella 3: il ciclo di 20 anni iniziato nel 1910 ha sempre visto le correzioni AOD del DJIA avvenire entro il 10 agosto

Tabella 4: il ciclo di 20 anni iniziato nel 1900 ha sempre visto le correzioni AOD avvenire entro il 25 maggio, con un’unica eccezione il 19 settembre 1960.

Durante gli anni iniziali di ogni decade si sono spesso verificati due bear market (si veda la tabella 5),
un’occorrenza che si mantiene costante sin dal 1890 sebbene con alcune notevoli eccezioni, come
quella dei primi anni ’50 del 900 e dei primi anni ’10 del XXI secolo.

Tabella 5: Bear market durante i primi anni di ogni nuova decade

Molte fonti datano l’inziale bear market degli anni ’30 dal 3 settembre 1929 all’8 luglio 1932. Tuttavia
altre fonti (Bespoke Investment Group) spezzettano tale bear market in tanti bear market differenti a
causa degli enormi movimenti del DJIA nel periodo 1930-33. Come secondo bear market si è considerato quello iniziato il 5 febbraio 1934 e terminato il 26 luglio 1934.

I dati per i primi anni della decade 1890 sono basati sui dati del 12 Stock Average index.
NB: nei primi anni ’50 e nei primi anni ’10 del XXI secolo sono state rilevate solo correzioni, con minimi
importanti dei bear market avvenuti nel giugno del 1949 e nel marzo del 2009.

Tabella 6: I primi anni ’50 furono anomali, con deboli correzioni nel 1950 e nel 1953.

Tabella 7: I primi anni ’10 del XXI secolo furono anomali, con deboli correzioni nel 2010 e 2011.

Recessioni USA negli anni che terminano con zero

Gli Stati Uniti subiscono generalmente delle recessioni o delle depressioni intorno agli anni che terminano
con 0, e tale caratteristica si può riscontrare almeno dal 1860 (si veda la tabella 8). La recessione
di inizio decennio è stata evitata in sole cinque occasioni, nel 1880, 1940, 1950, 2000 e 2010. Nel 1940
la recessione fu scongiurata grazie alle spese militari seguite allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Nel 1880, 1950 e 2010 la recessione si presentò invece prima di quanto atteso, concludendosi
negli anni che terminano con 9, rispettivamente nel marzo 1879, nell’ottobre 1949 e nel giugno 2009.
Per quanto riguarda il 2000, una breve e leggere recessione si presentò poco più tardi di quanto ci si
attendeva, nel marzo del 2001. È interessante notare che, oltre alle recessioni, anche le crisi e i crash
tendono a presentarsi verso la fine degli anni che terminano in 9 e negli anni che terminano con 0.

Tabella 8: Recessioni USA negli anni che terminano con 0, periodo 1860-2018.

Anni che terminano con 7

Negli anni che terminano con 6 o 7 il DJIA ha spesso raggiunto importanti massimi per poi crollare.
Questo è stato un altro importante trend con 11 bear market e 3 deboli correzioni (si veda la tabella
9). Il massimo del 26 giugno 2018 è arrivato in leggero ritardo, segnando l’inizio di una correzione del
-13% con il minimo del 23 marzo. Gli anni che terminano con 8 sono stati storicamente favorevoli per
i mercati azionari, segnando importanti rally. Alcune eccezioni si sono avute nel 1948, nel 2008 e nel
2018, anni in cui il Dow ha subito importanti inversioni.

Tabella 9: bear market dell’indice Dow iniziati negli anni che terminano con 6 e 7

I minimi del Dow mostrati nella tabella 9 si sono presentati principalmente nei 5.5 mesi successivi al 20
ottobre degli anni che terminano con 7. Si sono verificate tre anomalie: giugno 1949, ottobre 1966 e
marzo 2009, casi in cui i mini si sono presentati o con largo anticipo o con grande ritardo rispetto a
quanto preventivato.

La maledizione autunnale degli anni che terminano con 7

Dei dodici cali AOD maggiori del 2.20% avuti negli anni che terminano con 7, otto si sono verificati nei
due mesi precedenti il 15 novembre (si veda la tabella 10) (NB: i doppi cali AOD avuti nel 1887, 1897 e
1917 sono stati conteggiati una sola volta). Le uniche quattro eccezioni si sono verificate nel 1907, 1947,
2007 e 2017. I rialzi AOD si sono anch’essi verificati con maggior frequenza durante il mese di ottobre.

Tabella 10: Rialzi e cali AOD del DJIA negli anni che terminano con 7*

* ogni annualità si conteggia a partire dal 1° Marzo
(a) non sono stati registrati né cali né salite maggiori del 2.20% durante l’anno.
(b) il panico sulle borse mondiali si è verificato il 21 gennaio 2008. Tale evento è stato preso come il calo
AOD per l’anno 2007 anche se il mercato americano era chiuso per la festività del Martin Luther King day.
NB: due giornate con cali AOD di entità quasi identica si sono verificate nel 1887, 1897 e 1917. Di conseguenza
per ognuna di queste annualità sono mostrate due date.
Durante gli anni che terminano con 7 i cali AOD di ottobre si sono presentati con la fase lunare a ridosso
della luna nuova (300-340 Ao) o poco distante (150-205 Ao). Questo fatto è riscontrabile in un più
ampio numero di cali e di fenomeni di panico avvenuti nel mese di ottobre (McMinn, 2010). Gli angoli
dell’apogeo del nodo Nord erano allineati vicino a 0, 120 e 240 gradi, indicando una possibile terza
armonica. Tuttavia ciò potrebbe essere una conseguenza dei cicli lunisolari.

Si può rilevare inoltre una notevole propensione al formarsi dei fenomeni di panico in ottobre e di cali AOD negli anni che terminano con 7, fenomeno che sembra ripetersi a intervalli di 60 anni (McMinn, 2010).

Conclusioni

I dati supportano la tesi che il ciclo decennale abbia avuto un’influenza non trascurabile sul mercato
azionario americano degli ultimi 130 anni. I bear market si sono verificati perlopiù nei primi anni di ogni nuova decade, così come durante gli anni che terminano con 6 e con 7. Va poi rilevata la “maledizione
autunnale” degli anni che terminano con il 7, con i rialzi e i cali del AOD del Dow che si sono
verificati spesso proprio in autunno, e specialmente in ottobre. Anche per le recessioni americane si è
potuto riscontrare un pattern, questa volta legato agli anni che terminano con 0. Solo il 1940 fu esente
da recessioni, a cui si aggiungono alcuni casi in cui le stesse sono terminate in leggero anticipo (1879,
1949 e 2009), mentre solo una è iniziata in leggero ritardo (2001). Con il 2020 alle porte sarà davvero
curioso vedere se gli Stati Uniti affronteranno una nuova recessione, come ci suggerisce la storia.

I mercati finanziari non possono essere randomici, come dimostra proprio il ruolo svolto dal ciclo decennale nella storia americana. Sorge allora l’ovvia considerazione di quali possano essere le cause
che danno vita a tale pattern. Secondo l’ipotesi Sole-Luna l’attività finanziaria si strutturerebbe in base
al tempo, cambiando la propria natura in base alle armoniche delle maree. Tale ipotesi è applicabile
anche nel caso del ciclo dei 10 anni, sebbene come un tale effetto possa effettivamente essere spiegato
rimane ben al di fuori dei paradigmi attualmente prevalenti nell’economia.

Il ciclo dei 9/56 anni consiste in una griglia con intervalli di 56 anni sull’asse verticale e multipli di 9 anni su quella orizzontale. Eventi come i grandi sconvolgimenti finanziari tendono a concentrarsi in modo significativo attorno a questi incroci, i quali a loro volta possono essere intimamente connessi con i cicli del Sole e della Luna (McMinn, 2018). I sotto-cicli di 10 anni sono apparsi durante le crisi finanziarie e possono essere derivati dalla griglia dei 9/56 anni. Tutto ciò può offrire una base teorica per l’ipotesi del ciclo Decennale, purtroppo però nessuna prova può essere offerta per validare una simile ipotesi.

Il ciclo decennale ha una prevedibilità limitata in quanto si basa su medie di lungo periodo. In determinate occasioni il suo risultato varierà grandemente rispetto alle attese. Un buon esempio è proprio la decade corrente, in cui non si è verificato nessun bear market nei primi anni della decade o negli anni che terminano con 6 o 7. Il 2018 avrebbe poi dovuto essere un anno positivo per le azioni ma ha invece presentato ben due correzioni, contrastando ancora una volta con quanto suggerito dalla
storia passata. Nonostante questi problemi rimaniamo tuttavia convinti che valga comunque la pena
di conoscere questo ciclo e il modo in cui si relaziona al sentiment prevalente sui mercati.

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