Obbligazioni, opportunità nei mercati emergenti

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di Stefano Fossati 19 Dicembre 2019 | 14:30

Le banche centrali dei mercati emergenti hanno tagliato i tassi d’interesse seguendo l’esempio delle omologhe dei mercati sviluppati, per un totale di quasi 60 interventi al ribasso negli ultimi 12 mesi. È improbabile che le misure di allentamento possano continuare al ritmo attuale, ma il loro impatto si è dimostrato positivo per le obbligazioni dei Paesi emergenti. E’ quanto sottolinea il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management.

In base alle indagini, la performance dei mercati emergenti ha battuto quella dei Paesi sviluppati, mantenendosi in territorio espansivo per gran parte dell’anno. Nel 2020 la crescita dei Paesi sviluppati continuerà probabilmente a perdere slancio, pertanto ci attendiamo un aumento del divario tra mercati emergenti e sviluppati grazie alla prevista accelerazione in America Latina e in altre regioni, nonostante il costante rallentamento della Cina.

Un differenziale di crescita più elevato potrebbe rivelarsi particolarmente favorevole per le valute dei mercati emergenti. Tuttavia, investire in questi mercati comporta dei rischi: quest’anno gli eventi in Argentina, Ecuador e Libano hanno ricordato che il rischio idiosincratico è probabilmente destinato a perdurare, a causa di fattori come l’aumento della disoccupazione giovanile, la corruzione e la crescente concentrazione della ricchezza, che in alcuni Paesi sono fonte di tensioni sociali sempre più gravi.

Valutazioni quantitative

Le valutazioni degli indici obbligazionari dei mercati emergenti appaiono in generale elevate. I titoli governativi in valuta forte hanno reso oltre il 13% da inizio anno e gli spread si sono di conseguenza ridotti di oltre 100 punti base a quota 313, cioè solo 52 punti sopra i minimi di febbraio 2018. Tuttavia, a prescindere dall’indice, singoli Paesi possono presentare un’elevata dispersione rispetto alla media, spesso in negativo: ad esempio, quest’anno i titoli di Stato in valuta forte di Argentina e Libano hanno subìto ribassi del 52% e del 44% rispettivamente.

Malgrado gli innegabili rischi, riteniamo che esistano anche alcune opportunità, in particolare nelle obbligazioni governative in valuta forte di fascia BB, i cui spread sono più interessanti rispetto a quelli dei titoli BBB. Anche i mercati in valuta locale offrono opportunità interessanti: al netto dell’inflazione, il rendimento delle obbligazioni governative in valuta locale dei mercati emergenti è pari all’1,8% soltanto, ma le emissioni di Brasile e Messico, ad esempio, offrono tassi molto più alti, pari rispettivamente al 3,7% e al 3,9% (tutti i dati sono aggiornati all’11 dicembre).

Fattori tecnici

I flussi di investimenti nei fondi dei mercati emergenti, che nel corso dell’anno hanno superato 35 miliardi di dollari, segnalano una forte domanda per questa classe di attivi. Questo andamento è in netto contrasto con i deflussi di oltre 24 miliardi di dollari registrati nello stesso periodo dell’anno scorso, e ancor più degno di nota alla luce degli eventi in Argentina, che quest’anno hanno provocato ingenti disinvestimenti da vari fondi. Per il 2020 prevediamo un’offerta gestibile, in vista di emissioni nette che dovrebbero attestarsi al livello più basso dal 2015. A breve termine, i mercati risentiranno probabilmente della scarsa liquidità caratteristica del periodo pre-natalizio, in quanto a dicembre sia l’offerta che l’attività di negoziazione sono in genere ridotte.

Cosa significa per gli investitori obbligazionari?

Per il momento, considerata la perdurante incertezza sul fronte del commercio, la bassa liquidità di dicembre e le valutazioni elevate a livello di indice, è consigliabile adottare un posizionamento difensivo. È importante operare selettivamente nei mercati obbligazionari emergenti sia in valuta locale che in valuta forte, ma i fondamentali sono ragionevoli e non escludiamo la possibilità di una compressione dei rendimenti nei mesi a venire. Le valute dei Paesi emergenti, in particolare, potrebbero ricevere sostegno all’accelerazione della crescita in questa regione rispetto ai Paesi sviluppati.

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