Il mix di politiche monetarie, commerciali e fiscali sarà cruciale nel 2020

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di Stefano Fossati 19 Dicembre 2019 | 13:30

A cura di Silvia Dall’Angelo, Senior Economist di Hermes Investment Management

Negli ultimi anni l’economia mondiale ha subito un forte rallentamento, passando da un tasso di crescita di quasi il 4% nel 2017 a circa il 3% nel 2019. Guardando al futuro, le prospettive sono incerte e saranno determinate dall’evoluzione delle politiche monetarie, commerciali e fiscali.

La divergenza geografica che si è manifestata nel corso del 2018 – quando gli Stati Uniti hanno sistematicamente registrato un andamento migliore rispetto al resto del mondo – si è trasformata in una divergenza settoriale nel corso del 2019. Le differenze tra imprese – le cui decisioni d’investimento sono state limitate dall’incertezza, in particolare riguardo alle politiche commerciali internazionali – e consumatori – sostenuti da un solido mercato del lavoro – non sarà probabilmente sostenibile. Il mercato del lavoro sarà fondamentale, in quanto potrebbe agire da strumento di propagazione delle tensioni dal mondo delle imprese a quello dei consumatori.

La combinazione tra le differenti politiche (monetarie, fiscali e commerciali) sarà determinante. Le banche centrali hanno adottato una politica accomodante in maniera coordinata nel corso del 2019 (secondo la Bank for International Settlements, nei primi nove mesi dell’anno sono stati effettuati 38 tagli cumulativi dei tassi a livello mondiale), ma sono cresciuti i dubbi sull’efficacia della politica monetaria stessa. Per cominciare, occorrono circa 18 mesi per veder trasferire in maniera integrale gli effetti di una politica monetaria accomodante all’economia reale. In maniera ancora più fondamentalmente, gli strumenti di politica monetaria sono limitati e forse inefficaci nelle attuali circostanze dominate da un alto grado di elevata incertezza politica e da problematiche strutturali. È improbabile che la politica monetaria abbia abbastanza spazio per controbilanciare gli effetti di una vera e propria guerra commerciale, se si dovesse verificare, senza una politica fiscale espansiva.

Sembra dunque appropriato un ruolo più attivo per quanto riguarda la politica fiscale. Tuttavia, le aspettative sui mercati finanziari potrebbero essere eccessive. Lo stimolo fiscale sta arrivando (e il populismo sta spingendo in quella direzione), ma è improbabile attendersi nel breve periodo un vero e proprio bazooka fiscale data l’attuale configurazione politica. Maggiore chiarezza potrebbe discendere dalle prossime presidenziali americane.

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