Fusione Fca-Psa, Ghost in the Shell

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di Stefano Fossati 3 Gennaio 2020 | 10:00

A cura di Aqa Capital

Burattinaio: «Io desidero fondermi con te».
Kusanagi: «Fonderti?»
Burattinaio: «Sarebbe un’unione completa. Senza alcun dubbio, sia tu che io subiremmo qualche alterazione, eppure nessun elemento andrebbe perduto».

Dialogo tratto da Ghost in the Shell, film del 1995 diretto da Mamoru Oshii

Fiat Chrysler Automobiles desidera fondersi con “la sua Kusanagi”, ovvero Psa, a cui appartengono marchi come Peugeot e Citroën. I due gruppi, settimana scorsa, hanno dato l’annuncio ufficiale di quella che sarà “un’unione completa”. Dalle loro nozze nascerà un colosso che in Europa sarà secondo solo alla Volkswagen, nonché quarto nella classifica mondiale dei produttori (terzo se si guarda al fatturato). La fusione dovrebbe concludersi nel giro di 12-15 mesi e la nuova sede del gruppo che verrà a crearsi sarà in Olanda. Inoltre è stata confermata la tripla quotazione su Borsa Italiana a Milano, Euronext a Parigi, e New York Stock Exchange. La futura società avrà ricavi per circa 170 miliardi di euro. Fca e Psa, infine, ribadiscono il proprio impegno a non chiudere stabilimenti, pur ricercando risparmi e sinergie importanti.

Intanto, in Gran Bretagna, il nuovo governo targato Boris Johnson procede a passo spedito verso la Brexit. La proposta di divorzio dall’Europa portata avanti dai conservatori ha superato il primo voto nel Parlamento di Westminster con un’ampia maggioranza (358 sì contro 234 no). “Prendiamo nota del voto alla Camera dei Comuni. Seguiremo il processo di ratifica nel Regno Unito da vicino. Siamo pronti a fare i passi formali per chiudere l’accordo anche in Ue”, ha dichiarato un portavoce della Commissione Europea. Johnson, all’opposto del Burattinaio, punta a una disunione completa, ma i mercati sperano che i rapporti con il resto del Continente, soprattutto quelli commerciali, rimangano buoni. Insomma, bisogna fare il massimo per impedire una hard Brexit. La data limite per approvare in via definitiva un accordo è fissata al 31 dicembre 2020.

Il nuovo governo britannico, inoltre, nei giorni scorsi ha nominato Andrew Bailey a capo della Bank of England. “È la persona giusta per guidare la banca mentre costruiamo un nuovo futuro fuori dall’Ue e aumentiamo le opportunità in tutto il Paese”, ha detto il ministro delle finanze Sajid Javid. Bailey, con 30 anni di esperienza all’interno della BoE, ha fatto sapere in un comunicato di essere onorato di assumere la guida dell’istituto, “specialmente in un momento così critico per la nazione mentre lasciamo l’Unione europea”.

Passando alla disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina, negli ultimi giorni sono arrivati ulteriori segnali di distensione. Pechino, nella cosiddetta Fase 1 dell’accordo (la cui firma è prevista a gennaio 2020) si è impegnata ad aumentare notevolmente gli acquisti di merci dagli Usa, in particolare beni agricoli, per ridurre l’enorme squilibrio della bilancia commerciale. La superpotenza asiatica, inoltre, ha annunciato la riduzione di dazi sulle importazioni, a partire dal mese prossimo, su oltre 800 prodotti, dalla carne di maiale ai farmaci contro il diabete e l’asma fino alle componenti dell’industria hi-tech. L’economia cinese, infatti, sta attraversando una fase di rallentamento con il tasso di crescita più basso da trent’anni. Per questo motivo il governo cerca di rilanciare i consumi contenendo i costi aggiuntivi derivanti da tariffe troppo alte sulle importazioni. Per quanto riguarda l’abbassamento dei dazi sulla carne di maiale, bisogna ricordare che gli allevamenti cinesi sono stati decimati da una grave epidemia di influenza suina. Da quando è cominciata nell’agosto del 2018, ha quasi dimezzato lo stock di animali facendo così balzare i prezzi alle stelle.

Facendo un focus sugli Stati Uniti, dal punto di vista macroeconomico, bisogna segnalare il rallentamento del mercato immobiliare. Le vendite di case esistenti, a novembre, hanno registrato un calo dell’1,7% secondo quanto comunicato dall’Associazione Nazionale degli Agenti Immobiliari (Nar), contro l’aumento dell’1,5% di ottobre. In particolare, sono state vendute 5,35 milioni di unità rispetto ai 5,44 milioni del mese precedente. Il presidente americano, Donald Trump, intanto è alle prese con gli sviluppi dell’impeachment. La Camera dei rappresentanti ha recentemente votato a favore dei due capi d’accusa, ovvero abuso di potere e intralcio al Congresso. Ora tocca al Senato, dove i repubblicani hanno la maggioranza e Trump potrebbe essere scagionato.

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