Crescita e inflazione continuano a preoccupare

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Avatar di Gianluigi Raimondi 7 Gennaio 2020 | 09:30

A cura di Wings Partners Sim

Gli Stati Uniti, come il resto del panorama industriale mondiale, potrebbero essere costretti a rassegnarsi a un lungo periodo di lenta crescita economica, di inflazione contenuta e di bassi tassi d’interesse, concentrandosi esclusivamente nell’evitare qualcosa di peggiore.

Questo è il messaggio che trapela dalla conferenza annuale dell’American Economic Association che ha radunato gli economisti e i responsabili politici di tutto il mondo in un incontro di tre giorni a San Diego conclusosi domenica.

A tal proposito si è espresso anche John Williams, presidente della Federal Reserve, dichiarando che non si vedono ancora aumenti significativi delle stime né della crescita e della produttività né dell’andamento del PIL, e che questi fattori incideranno per i prossimi cinque o dieci anni.

Con una situazione prolungata di crescita e inflazione entrambe basse, il prospetto futuro è una possibile deflazione che ricorda quella che ha colpito il Giappone dopo lo scoppio delle bolle finanziarie nei primi anni 90. Per contenere questo scenario che con i tassi d’interesse già bassi le banche centrali faticano a combattere, i responsabili delle politiche fiscali di ogni singolo governo dovrebbero iniziare ad attuare strategie più attive attraverso tagli fiscali e aumenti della spesa pubblica, smettendo di contare esclusivamente sulle decisioni degli istituti centrali che non saranno più sufficienti.

Secondo gli investitori, la conseguenza naturale di questa depressione dei tassi è un’attesa dei risparmi desiderati maggiore degli investimenti stessi che a sua volta non permette una stretta monetaria determinando la cronicità di questi fattori.

Rispetto alle altre economie mondiali, quella statunitense si trova in una posizione migliore per gestire le difficoltà future. Infatti, nonostante i dati siano inferiori rispetto a quelli storici, rimangono migliori rispetto a quelli dell’Eurozona e del continente asiatico. Secondo l’economista capo del fondo monetario internazionale, il forte rallentamento produttivo causato dalla guerra commerciale intrapresa da Trump non ha evitato il risultato di premiare gli Stati Uniti come vincitori dell’ultima era economica.

In Europa, a differenza, la BCE è già stata costretta a riavviare un allentamento quantitativo per provare a sollevare il calo delle attese sull’inflazione e sull’economia, rivelando così una preoccupazione maggiore sui rischi. Christine Lagarde, ereditiera della presidenza della Banca Centrale Europea in una situazione economica estremamente espansiva già da parecchio tempo, avrà il difficile compito di collaborare con tutti i governi europei per attuare politiche fiscali restrittive in un tempo che ormai aumenta costantemente la pressione.

Le paure più ampie suscitate da questo quadro macroeconomico riguardano i rischi sulla stabilità finanziaria, poiché le bolle speculative e la leva finanziaria eccessiva sono facilitate da questo contesto.

Momentaneamente gli strumenti per affrontare possibili bolle dei prezzi sono assenti sia in Europa che negli Stati Uniti e in comune accordo, il capo economista europeo Philip Lane e l’ex presidente della Fed Yellen, hanno dichiarato che questa è una seria preoccupazione.

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