Oro, il vero motivo del balzo è nel possibile calo dei rendimenti reali

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di Stefano Fossati 7 Gennaio 2020 | 18:30

A cura di Ned Naylor-Leyland, gestore del fondo Merian Gold & Silver di Merian Global Investors

Le quotazioni di oro e argento sono aumentate rapidamente con il deterioramento della situazione tra Usa e Iran. Sebbene entrambi i metalli preziosi stiano continuando muoversi principalmente in base a dinamiche legate ai rendimenti reali, alcuni investitori hanno reagito all’escalation delle tensioni acquistando questi tradizionali beni rifugio.

Se la situazione peggiorasse e ciò facesse accettare ulteriori politiche monetarie e fiscali espansive negli Usa, ci aspetteremmo un contesto di rendimenti reali in dollari Usa in calo, che darebbe una spinta rinnovata e sostenibile ai prezzi dei metalli monetari. L’aumento del prezzo dell’oro in dollari, quindi, è più un riflesso della possibilità di rendimenti reali più bassi che di un rischio di guerra in aumento.

Il mercato obbligazionario percepisce un maggiore rischio di aumento dell’inflazione core e di ulteriore espansione dei bilanci delle banche centrali a causa di questa situazione preoccupante, e questo è il driver principale dei prezzi dei metalli monetari. Sembra che gli investitori istituzionali stiano di nuovo prendendo in considerazione l’allocazione sull’oro, in quanto pare che presto i massimi del terzo trimestre 2019 verranno superati. Le allocazioni istituzionali sono sui minimi rispetto ai livelli storici, il che significa che siamo potenzialmente sull’orlo di un continuo spostamento di liquidità dai veicoli alternativi long-only verso quelli monetari assicurativi.

L’oro ovviamente è già lo strumento a rischio zero per le scelte di banche centrali, super-ricchi e pubblico asiatico. Crediamo che il 2020 potrebbe essere l’anno in cui il mondo degli investimenti in senso lato tornerà in modo preponderante allo zero monetario.

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