È difficile battere il benchmark Comandano sempre gli stessi

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di Samuele Camellini 1 Dicembre 2009 | 14:00
Da duecentosessantadue fondi eccellenti a duecentoventinove. Si riduce il numero di fondi positivi e capaci di battere il benchmark di categoria Bluerating. Oltre alla numerosità dei prodotti a massimo merito, si riduce tendenzialmente il vantaggio rispetto al parametro oggettivo.

Da trentasei fondi tripla A a ventuno. E’ passato un mese e molto è cambiato.

Si riduce il numero di fondi positivi e capaci di battere il benchmark di categoria Bluerating. Tutti i fondi AAA presenti nella lista allegata, avevano la medesima valutazione nell’ultima tornata. Oltre alla numerosità dei prodotti a massimo merito, si riduce tendenzialmente il vantaggio rispetto al parametro oggettivo.

I primi ventuno comparti hanno infatti perso in media l’1,58% rispetto al proprio mercato, con la punta del 13,09% segnata dal primo in classifica, Db Platinum Commodity Euro. Anche le altre due posizioni sul podio restano identiche, ma sia Carmignac Investissement che Espa Alternative Emerging Markets hanno ceduto oltre 4 punti percentuali dall’indice nel corrente mese.

Tra i più positivi, in quinta posizione, Sella Capital Management Equity Euro: +3,48% in un mese sul benchmark e +31,28% negli ultimi tre anni. Ricordiamo però che Nicola Trivelli, direttore investimenti di Sella Gestioni e gestore del fondo, detiene in liquidità il 55% del portafoglio ed è short sull’equity euro per il 43%. Questa impostazione rende il comparto molto meno volatile del mercato (7,33% di deviazione standard annualizzata a tre anni vs 22,4%), ma altrettanto meno redditizio nelle fasi di crescita (5,84% di performance dall’inizio dell’anno vs 17,27%).

Del resto, la correlazione con il mercato è molto bassa: 33,26% contro una media di categoria del 90,4%. In buona sostanza, la gestione si avvicina più a quella dei fondi a ritorno assoluto che non agli azionari di area euro. Sono tre i fondi obbligazionari nelle prime posizioni. Si tratta di Pictet Global Emerging Debt e Schroder Emerging Markets Debt Absolute Return, entrambi nella categoria Bluerating degli Obbligazionari (Euro Hedged) Mercati Emergenti. Parliamo di fondi molto vicini nel rendimento a tre anni (24,08% vs 23,61%), ma molto distanti nella logica di gestione.

Il primo utilizza buona parte del patrimonio (circa il 30%) su derivati, in particolare swap su valute dei paesi emergenti. Il secondo, guidato dal 1998 da Geoff Blanning, è più tradizionalista e predilige i titoli governativi, sempre e ovviamente dei mercati in via di sviluppo, andando sul merito di credito tra BBB e A secondo i criteri di valutazione dell’agenzia Standard & Poor’s. Il terzo comparto obbligazionario in tripla A è Neuberger Berman (ex Lehman Brothers) Us High Yield Bond tra gli Obbligazionari Usa High Yield. Ann Benjamin ha realizzato un ottimo 17,17%, nel triennio, tenuto conto del fatto che l’indice Merrill Lynch High Yield Master II si è fermato a 0,92%.

Tra le società, a far maggiormente le spese di questo nuovo scenario è First State. Ha sempre veleggiato tra i sei e sette comparti AAA, ora si ritrova con quattro. Scendono in doppia A l’Asia Pacific Fund (+13,57% rispetto al benchmark), il Global Emerging Markets Leaders Fund (+13,28%) e il Global Emerging Markets Fund (+12,56%).

Il primo fondo di diritto italiano in classifica si posiziona in quarantatreesima posizione. Si tratta di Anima Convertibile in doppia A con un avanzo di 10,44% rispetto al mercato. Dieci posizioni sotto troviamo Vegagest Flessibile. Sono quaranta i fondi domiciliati nel nostro paese presenti in questo ranking, il 17,86% del totale.

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